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Diritto di critica | October 20, 2019

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M5S, rischio meteora dopo Friuli, Mastrangeli e Rodotà

Mastrangeli, Friuli e Rodotà: le ombre a 5 Stelle

Il rischio è quello della meteora. Il boom alle elezioni nazionali e la battaglia per il Quirinale sembravano consegnare al Movimento le chiavi del Paese: invece le chiavi passano di mano al governo di larghe intese, Napolitano deve tornare a mettere una pezza alle tensioni dei partiti (tutti quanti) e il Friuli va al Pd. Si potrebbe accusare il complotto dei partiti burocrati, se non fosse che anche in casa grillina ci sono ostacoli non da poco: il caso Mastrangeli lo dimostra.

Rodotà e la piazza. Il braccio di ferro sul Quirinale ha messo Grillo nella posizione più forte: opposizione dura e pura fino in fondo. Ma non ha dato frutti: il Pd non ha accettato di allearsi nella nomina di Rodotà e i grillini hanno perso il treno del Quirinale. A decidere sono stati ancora i due partiti maggiori, Pd e Pdl, con il loro 60% di peso schiacciante e l’inciucio già nei fatti se non nei nomi. Ci si sarebbe aspettato un vantaggio d’immagine incredibile per Grillo, che ha anche chiamato in piazza a Roma il suo popolo, salvo poi dover abbassare i toni per evitare linciaggi. Invece no.

Primi in Italia, terzi in Friuli. Quella che doveva essere la prima regione a 5 Stelle, il Friuli Venezia Giulia, è diventata verde: la democratica Debora Serracchiani ha vinto, il candidato grillino si è fermato al 19%. Il dato nazionale ha forse penalizzato la democratica (la figuraccia di Bersani pesa), ma Grillo non ha tratto vantaggio dalla linea dura su Rodotà. Sembra che gli italiani diano al Movimento 5 Stelle la massima fiducia a livello nazionale (29,1% nei sondaggi, secondo Emg/La7), ma non vogliono averli in casa (anche nel Lazio il candidato grillino Davide Barillari è arrivato terzo. E in Friuli, alle politiche, il M5S era risultato il primo partito).

Il Caso Mastrangeli. Pesa poi, sull’immagine libertaria del MoVimento, il caso Mastrangeli (come prima Pizzarotti e Salsi). Il deputato grillino è stato espulso dai suoi colleghi eletti (la ratifica dovrebbe avvenire anche online) per aver rilasciato interviste televisive (non autorizzate, troppe?). Per i grillini, è un tradimento della linea “anti-giornalistica”, cioè niente carne alle “iene” della stampa. Invece rischia di diventare un boomerang. Mastrangeli si ribella: “non potete espellermi, i colleghi non hanno votato a maggioranza contro di me (mancherebbero 20 voti, secondo i calcoli del deputato, ndr)”. E soprattutto, “sarebbe un grave vilipendio all’articolo 21 della Costituzione, la libera espressione”.

Una tempesta che rischia di affossare l’immagine “libera e pulita” del MoVimento: tanto che Mastrangeli non esita ad accusare il capogruppo Crimi – di recente a Porta a Porta – di personalismo: “forse lui mi vede come nemico politico e cerca di eliminarmi”. E la spirale involutiva del MoVimento sembra vicina.