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Diritto di critica | December 20, 2014

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Enrico Letta premier incaricato, la grande occasione del nipote di Gianni

Enrico Letta premier incaricato, la grande occasione del nipote di Gianni

letta letta 250x175 Enrico Letta premier incaricato, la grande occasione del nipote di GianniÈ Enrico Letta l’uomo incaricato di formare il governo voluto e promesso al Paese da Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato non ha perso tempo ed è passato all’azione per dare il prima possibile un esecutivo all’Italia. Dopo brevissime consulazioni in cui ha ricompattato l’asse dei responsabili, alla fine la scelta è caduta su Enrico Letta.
Dopo che Renzi ha ricevuto lo stop di Berlusconi – ma il sindaco è troppo furbo per cadere in una trappola che avrebbe fatto felici prima di tutto i suoi nemici interni -, Enrico Letta ha battuto Giuliano Amato al fotofinish, sfruttando la scia aperta dall’anziano notabile socialista per sorpassarlo in volata.
Cosa sia successo nella notte – quando dal favoritissimo Amato che piaceva anche a Berlusconi si è passati al nome di Letta – è un segreto che resta chiuso nelle stanze segrete della politica, anche se un indizio c’è: suo zio.
Enrico è l’amatissimo nipote di Gianni Letta, il potentissimo alfiere del berlusconismo, l’eminenza grigia vicina al Cavaliere, vicinissima alla Chiesa, ai soliti noti e ad altri ambienti molto meno chiari ma  –sembrerebbe – determinanti in tutte le decisioni che contano. Un uomo che la stragrande maggioranza della politica nostrana – con non poche eccezioni – a destra e sinistra, per tacere del centro, apprezza in modo bipartisan. Da fuori, non si capisce mai bene cosa faccia o non faccia Gianni Letta, ma a tutti è chiaro che deve trattarsi di qualcosa di importante.
Certo con uno zio così che Enrico Letta prima o poi diventasse premier era già scritto. Un futuro più o meno prossimo che attendeva solo di compiersi. Lui che è figlio della antica scuola politica democristiana ha imparato la lezione. Esserci sempre, meglio se da vice e soprattutto senza dare nell’occhio. Da secondo di Bersani nessuno lo indicava per il ruolo di presidente del Consiglio e invece il suicidio del segretario che tanto ambiva al premierato apre le porte a lui. Un nome magari non esaltante per il popolo e tanto meno per le piazze e la rete, ma stimato dalla politica. Si attendeva Renzi e invece ecco Letta. Impeccabile comunicatore, sembra l’icona dell’uomo per bene che, travolto dagli eventi, fa di tutto per riportare a più miti consigli i più aspri contendenti.
Come lo zio, infatti, anche lui è considerato un abilissimo mediatore. Un uomo cui tutti riconoscono una grande abilità diplomatica. Quella capacità fondamentale per la politica, ultimamente disprezzata, ma  tornata in grande auge dopo lo “sdoganamento dell’inciucio” fatto da Napolitano nel suo discorso. Insomma l’uomo giusto per tentare di formare un governo. Anche grazie ad un bagaglio ricco di esperienze importanti e di alto profilo. Sia dentro, sia fuori dal palazzo. Forse addirittura più fuori che dentro. Colpisce che nei ritratti dei tg compaia anche la sua fede milanista, ma non vi sia traccia, ad esempio della riunione del Bilderberg Group a cui ha preso parte nel 2012, o del suo essere membro della Trilaterale e dell’Aspen Institute. Vale a dire – senza scomodare le tesi complottiste – il massimo del lobbismo mondiale.
Enrico Letta ha 47 anni, tre figli e due matrimoni alle spalle. Laureatosi a Pisa in scienze politiche, a 32 anni, è stato il ministro più giovane della repubblica italiana. Ma la sua carriera parte da lontano. Legato a Beniamino Andreatta dai primi ’90, nel ’91 è a capo dei giovani democristiani europei. Nel ’93 segue Andreatta, nominato ministro degli Esteri del governo Ciampi, diventando capo della sua segreteria. Dal ’96, per un anno, è segretario generale del Comitato Euro del Ministero del Tesoro, nominato da Ciampi. Nel ’97, a trentuno anni, diventa vicesegretario del Partito popolare Italiano. Ma la  svolta nella sua carriera arriva l’anno dopo nel 1998, quando a 32 anni – diventa il più giovane ministro della Repubblica nel primo governo D’Alema, per un anno al dicastero delle Politiche Comunitarie e nel 2000 è ministro dell’Industria del II governo D’Alema, incarico che continua a ricoprire anche nell’esecutivo di Giuliano Amato, aggiungendo il ministero per il Commercio con l’estero.
Nel frattempo diventa il responsabile economico della Margherita, siamo nel 2001, anno in cui diventa deputato per la prima volta.
Nel 2004, con più di 176 mila voti, viene eletto parlamentare europeo come capolista dell’Ulivo nella circoscrizione Nordest.
Due anni dopo lascia l’incarico per la carica di deputato alla Camera e diventa Sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri del governo di Romano Prodi, incarico che lascerà nelle mani dello zio Gianni che ne eredita la carica per l’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. L’amicizia con Romano Prodi deriva anche dal rapporto comune con Beniamino Andreatta – che in realtà a Prodi non permise mai di dargli del tu -, di cui Letta diventa il successore all’Arel, l’Agenzia di ricerche e legislazione fondata proprio da Andreatta. Dal 2007 è tra i 45 membri del comitato nazionale per la creazione del Pd. Lo stesso anno si candida alle primarie e con più di 390 mila voti si piazza terzo alle spalle di Rosi Bindi.
Nel 2009 dopo avere sostenuto al Congresso nazionale la mozione Bersani diventa vice presidente del Pd. Attento a tutte le componenti della politica, in particolare a quelle di ispirazione cattolica, nel 2011 partecipa al congresso riminese di Comunione e liberazione.
Ma Enrico Letta, a differenza del politico vecchio stampo, sa che oggi una carriera politica non si decide solo in patria. La sua è un’impostazione decisamente internazionale. Basti pensare che è membro del Comitato europeo della Commissione Trilaterale – di cui presidente è stato Mario Monti – un think thank potentissimo di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da Rockefeller. Fa parte come vice presidente dell’Aspen Institute Italia, organizzazione finanziata anche dalla Rockefeller Brothers Fund, che si prefigge di “incoraggiare” azioni di leadership legate ai valori immortali che ispirano la storia dell’occidente. Frequentazioni di livello, coronate nel 2012, con la partecipazione alla riunione annuale del Gruppo Bilderberg, a Chantilly in Virginia. Il consesso privato e al limite della segretezza – sul cui operato poco chiaro circolano molte teorie –  che, tra i suoi partecipanti di diritto e invitati di volta in volta, annovera personalità tra le più importanti del pianeta e sembrerebbe avere un ruolo importantissimo anche nelle decisioni e nell’assegnazione delle poltrone (Bill Clinton venne invitato a sorpresa quando era governatore dell’Arkansas e l’anno dopo divenne presidente degli Stati Uniti) più importanti del mondo. Eletto deputato nel 2013, Enrico Letta, adesso, ha l’occasione che ogni politico sogna, quella di guidare il Paese. Ci riuscirà?