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Diritto di critica | July 19, 2019

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Ue, è finita l'era del rigore?

Rigore e crescita, l’Europa ci ripensa

euro in fiammeL‘Europa del rigore estremo è arrivata ad un punto morto, e lo sa. La crescita zero affossa i Paesi come e più dei bilanci allegri: e se lo dice il Fondo Monetario Internazionale, Bruxelles si affretta a cambiar linea. Il commissario per l’economia Olli Rehn apre ad un allentamento dei vincoli di bilancio, anche se prudenti. E Berlino allunga la mano e chiede serietà: facile scaricare il barile a noi, ci rimprovera Schauble, ma dovete farcela con le vostre gambe. Vero o falso?

Meno rigore da Nord. La Commissione Europea apre alla possibilità di un minore rigore sui conti pubblici. “Gli sforzi fatti dai Paesi in difficoltà, dall’impegno della Banca Centrale e dalle politiche di bilancio credibili hanno rallentato il debito e reso più solida l’eurozona”, ha detto il commissario agli affari economici Olli Rehn. Ora, aggiunge, c‘è spazio di manovra per sforzi meno aggressivi. Come dire che, dopo i sacrifici, è il tempo di allentare i cordoni della borsa per riprendere a crescere.

Un passo obbligato. A Bruxelles sanno bene di non avere scelta. La linea dura sulla Grecia è servita a metter paura a Spagna, Italia e Portogallo, gli altri tre Paesi a rischio, che hanno accettato preventivamente (cioè prima del vero rischio default) i tagli, la revisione della spesa e la pulizia dei bilanci. Le famose azioni “lacrime e sangue” del 2012, che nel disegno di Bruxelles dovevano ristabilire la credibilità dell’euro e rendere sostenibili i conti dei singoli Paesi. Ora però lo sforzo è stato fatto, ha spremuto da quattro popoli diversi sangue e lacrime e ha fatto scoppiare ondate di populismo preoccupanti (soprattutto perché giustificate dai continui diktat di Bruxelles). Insistere sul rigore ucciderebbe l’Europa, politicamente ed economicamente. E’ tempo di allentare la tensione.

L’Italia scaricabarile. Letta, nelle sue consultazioni, ha promesso di rinegoziare il rapporto con l’Europa, proprio allentando il rigore. Frasi che il ministro tedesco delle finanze Schauble non ha preso bene: “attribuire la colpa dei mali italiani al rigore europeo o tedesco è sbagliato, si disconosce la vera causa del problema”, afferma alla radio. “Abbiamo bisogno di stabilità e crescita sostenibile, un traguardo che non si ottiene indebolendo la Germania al livello degli altri, ma portando gli altri Paesi a risolvere i problemi (di bilancio, ndr) alla radice.

Torto e ragione. Ed è vero che il debito pubblico l’ha costruito l’Italia in trent’anni di bilanci errati: ma a Schauble si può ricordare che il rigore fine a sé stesso è inutile, e la stessa (rigorosissima) Germania non può sopravvivere solo con l’alta credibilità della sua moneta.

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