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Diritto di critica | November 21, 2019

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Mafia, per i ragazzi di oggi è più forte dello Stato

Mafia, per i ragazzi di oggi è più forte dello Stato

untitledDalla Sicilia alla Toscana, dal Lazio alla Lombardia. Un giovane su due non crede che la mafia verrà mai sconfitta. La ricerca statistica del Centro Studi Pio La Torre di Palermo (intervistati quasi duemila studenti delle scuole superiori) fotografa una generazione smarrita e disillusa. Il clima generale di sfiducia nelle istituzioni si ripercuote quindi anche sull’universo giovanile, fatto di ragazzi che si affacciano alla vita senza certezze sul loro futuro. Lo studio, giunto al suo settimo anno, parla chiaro: oltre il 49 per cento dei ragazzi interpellati ritiene che il fenomeno mafioso sia più forte e radicato dello Stato, e addirittura il 94 per cento pensa che la stessa criminalità organizzata abbia un legame molto forte con la politica. La politica. Ecco che torna il richiamo alla responsabilità della classe dirigente italiana e di chi ha l’accesso alla cosiddetta “stanza dei bottoni”; in poche parole, lo Stato è assente e questo consente alla mafia di continuare ad infiltrarsi tranquillamente nell’economia e nel tessuto sociale.

«Questa sfiducia è l’aspetto più negativo registrato dall’indagine – ha commentato il presidente del Centro Pio La Torre, Vito Lo Monaco – e tale questione meriterebbe una seria riflessione da parte dei politici. La mancata credibilità porta al disorientamento, o a premiare i fenomeni di populismo esasperato, come abbiamo visto anche nelle ultime elezioni».

La ricerca è stata effettuata su studenti del terzo, quarto e quinto anno delle scuole superiori di Lazio, Lombardia, Sicilia, Abruzzo, Emilia Romagna e Toscana, e fa parte di una serie di progetti educativi antimafia che il centro culturale palermitano promuove da anni. Rispetto alle rilevazioni precedenti, comunque, il pessimismo dei ragazzi è sceso ai minimi storici. Sono soprattutto i giovani del Sud, qui rappresentato dalla Sicilia, a credere che la mafia incida negativamente sull’economia della propria Regione (la percentuale nazionale è del 75 per cento) e possa ostacolare il loro futuro. Oltre il 67 per cento, poi, ritiene che la mafia proliferi anche a causa della corruzione della classe politica locale.

Studenti sfiduciati, certo, ma che aspettano chi gli dia voce e propongono soluzioni. Il 38 per cento di loro suggerisce di non sostenere l’economia mafiosa, quasi il 22 per cento invita a non essere omertosi, un quarto dei ragazzi pensa che lo Stato debba combattere il clientelismo e colpire le cosche al cuore dei loro affari.

Il 17 per cento, infine, sostiene l’importanza dell’educazione alla legalità, pratica che sembra fare presa sui giovani tra i 15 e i 19 anni. Per una volta, quindi, un dato positivo che viene dalla scuola e dai docenti: l’educazione antimafia ha registrato un aumento costante negli anni, testimoniato da progetti e svariate iniziative che hanno coinvolto migliaia di studenti. Il 66 per cento degli intervistati, infatti, afferma di aver parlato dell’argomento mafia e legalità in aula, con gli insegnanti e i propri compagni.

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