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Diritto di critica | August 13, 2020

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I non-cittadini d'Italia, la battaglia (quasi solitaria) della Kyenge

BalotelliCittadini o no? Sullo “ius soli”, il diritto di cittadinanza per i figli degli immigrati nati sul territorio italiano, si è aperta nei giorni scorsi l’ennesima spaccatura nella già difficile vita del governo di Enrico Letta, con i partiti che compongono la maggioranza pronti a darsi battaglia.

Il riconoscimento. Il ministro per l’integrazione Cecile Kyenge ha intenzione di presentare nelle prossime settimane un disegno di legge per modificare l’attuale normativa sulla materia, semplificando le procedure per il riconoscimento della cittadinanza italiana a chi è nato nel nostro Paese ma è figlio di immigrati. Una battaglia di civiltà contro una legge anacronistica, portata avanti da tempo dalla società civile tramite appelli, raccolte di firme e le numerose proposte di legge lasciate a prendere polvere in Parlamento.

Figli d’Italia. Secondo una ricerca condotta dalla Fondazione Leone Moressa, infatti, solo nel 2011 i bambini nati in Italia da genitori stranieri sarebbero quasi 80 mila. Mentre sono circa un milione i minori di origine straniera residenti nel nostro Paese che sperano di ottenere la cittadinanza italiana. Giovani che, per cultura, lingua e affetti si sentono italiani in tutto e per tutto ma crescono in uno Stato che non li considera tali. Per poter diventare cittadini italiani, infatti, devono attendere fino al compimento del diciottesimo anno di età. Sino a quel momento sono considerati immigrati, con tutte le difficoltà, anche di carattere burocratico, che ne derivano nella vita quotidiana. “Una follia”, ha dichiarato in passato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, soprattutto se si pensa che negli altri paesi europei l’iter per il riconoscimento della cittadinanza è molto meno rigido. In Francia, ad esempio, lo “ius soli” esiste dal 1915, in Germania è sufficiente che uno dei due genitori abbia il permesso di soggiorno da almeno tre anni e viva in territorio tedesco da almeno otto, mentre in Gran Bretagna la cittadinanza viene concessa se anche uno solo dei genitori è legalmente residente nel Paese.

“Non a questo giro”. Ma in Italia sembra difficile trovare oggi un accordo sull’argomento. Il Pd si è detto favorevole a una nuova legge mentre il Pdl, a parte qualche timida apertura, è sostanzialmente contrario. Il premier Enrico Letta, invece, ha invitato tutti alla cautela. “Sarà difficile trovare un’intesa su questi temi – ha dichiarato – il tema mi sta a cuore ma so che alcune di queste materie sono fuori dal discorso programmatico e so che su questi temi occorre che ci siano delle discussioni e dei dibattiti”. Per trovare una soluzione al problema sarà dunque necessario vedere come si evolveranno i rapporti di forza all’interno della maggioranza.