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Diritto di critica | February 27, 2021

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Debiti della PA, aziende meridionali e quelle dei servizi le più esposte

Debiti della Pubblica amministrazioneIl 5% del Pil. Ecco a quanto ammonta l’indebitamento delle amministrazioni pubbliche verso i privati secondo la relazione annuale della Banca d’Italia. Quella più recente, pubblicata a fine maggio del 2012, si riferisce al 2011. Si tratta, quindi, di circa 80 miliardi di euro (91, secondo le stime preliminari per il 2012), di cui circa un quinto sarebbe stato ceduto ad intermediari finanziari. In 12 mesi il debito, sempre secondo la Banca d’Italia, è aumentato dell’8%. L’indagine condotta da Palazzo Koch riguarda le imprese nei settori industriali e dei servizi privati non finanziari con più di 20 dipendenti. I crediti di queste imprese corrispondono – a fine 2011 – al 4,5% del Pil (71 miliardi di euro). A questi vanno aggiunti i crediti non più rilevati nei bilanci delle imprese perché ceduti a intermediari finanziari con clausola pro soluto (in quanto la singola azienda non garantisce sulla solvibilità del debitore). Si tratta di circa 8 miliardi di euro, pari allo 0,5% del Pil, in aumento anche questi del 3% rispetto al 2010. Tuttavia, pare che lo stock complessivo sia ben più elevato se si considerano anche gli enti locali: Emanuele Padovani, professore di Public Management all’Università di Bologna, per il gruppo di consulenza Van Dijk ha stimato che i debiti della Pubblica Amministrazione raggiungono i 100-110 miliardi e non, “come alcuni organi di stampa hanno erroneamente riportato, 150 miliardi”.

Le aziende più esposte. I crediti commerciali rappresentano il 21,9% del fatturato totale delle imprese. Di questa quota, il 10% è composto da crediti delle aziende verso la pubblica amministrazione, pari al 2,1% del fatturato totale. A subire maggiormente i ritardi dei pagamenti della PA sono le aziende dei servizi e quelle con più di 500 dipendenti. Per queste imprese nel 2011 la quota delle fatture riscosse oltre il tempo pattuito è pari al 31,5%, con un ritardo medio di 66 giorni e con un’incidenza sul fatturato pari al 3,1%. All’interno del settore terziario, sono le imprese dei trasporti e comunicazioni e quelle dei servizi generici ad imprese e privati (ad esclusione del commercio e del settore alberghiero e della ristorazione) ad essere maggiormente gravati dai ritardi. Nel settore dei trasporti e delle comunicazioni i crediti verso il pubblico rappresentano il 6,7% del fatturato e una quota di fatture riscosse in ritardo del 34,4%, mentre per gli altri servizi, i crediti sono il 5,8% con una percentuale di fatture saldate dopo la scadenza pari al 37,8%.

Le aziende del sud subiscono più ritardi. Anche la distribuzione geografica dei “ritardi” è importante e significativa: le aziende con sede legale nelle regioni centrali hanno una maggiore quota di credito rispetto al fatturato rispetto a tutte le altre (2,4% nel settore industriale e 5,5% nei servizi). Mentre il record negativo delle fatture riscosse in ritardo spetta alle regioni meridionali. Il Mezzogiorno, infatti, supera – secondo Bankitalia – di oltre il 20% la media nazionale.

L’effetto sul fatturato delle aziende. Altro aspetto inquietante legato ai ritardi nei pagamenti è l’analisi della quota di credito commerciale sul fatturato derivante dalla produzione di beni o servizi per la PA. Questa è pari al 54%, una percentuale decisamente elevata se confrontata con quella relativa ai privati italiani e ai clienti esteri, rispettivamente 27% e 24%. Questo significa che per ogni fattura riscossa per un bene o servizio prodotto per la PA, c’è un’altra in attesa di essere pagata. Questo perché i ritardi nei pagamenti nel settore pubblico superano dell’80% la durata di quelli nel settore privato.

I ritardi aumentano (e pesano sul terziario). Dal 2009 al 2011 i ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione sono aumentati. La media dei giorni di ritardo oltre il termine stabilito, secondo l’indagine European Payment Index 2011 condotto da Intrum Iustitia, è salita da 52 giorni del 2009 a 90 giorni del 2011 (dato stabile anche nel 2012), con un “salto” enorme tra il 2009 e 2010 (da 52 a 86). Secondo Bankitalia, le quote pagate dopo il termine stabilito sono passate dal 68,8% del 2009, al 68,9% del 2010. Per il 2011 non risultano dati in merito. Considerando, quindi, i dati più recenti (2010), le quote pagate in ritardo sono il 61,6% nel settore industriale e il 73,3% in quello dei servizi. Tra le imprese industriali i ritardi pesano principalmente sulle aziende medio-piccole (71,5%) e quelle manifatturiere (ad eccezione di quelle che operano nel tessile, nel settore chimico e nel settore metalmeccanico). Più gravosa la situazione dei ritardi per le imprese di servizi. Sono soprattutto le piccole e le grandi imprese a risentire dell’effetto dei ritardi nei pagamenti della PA. Per alberghi, ristoranti, società di catering e imprese commerciali le fatture pagate in ritardo sono l’85,4%. Non va meglio alle aziende di trasporti e comunicazioni con una percentuale appena al di sopra del 70% e con un ritardo medio di ben 307 giorni (rispetto ad una media complessiva di 191 giorni, considerando esclusivamente le fatture pagate oltre il termine stabilito). Dal 2009 al 2010 l’aumento dei tempi di dilazione non concordata dei pagamenti sulle fatture saldate oltre il termine ha interessato essenzialmente il settore dei servizi, passando da una media di 217 giorni a 222.

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Comments

  1. e il fatto che al sud le PA paghino con più ritardo spiega anche in parte il differenziale di costo tra la famosa siringa acquistata a Trento e quella ad Agrigento