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Diritto di critica | November 21, 2019

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Saccomanni e l'inevitabile Spending Review 2.0

Saccomanni e la Spending Review inevitabile

saccomanniCi aveva provato il Governo Monti e non c’era riuscito. Ora il titolare delle Finanze ritenta la strada difficile e gravosa dei tagli “necessari”, andando a rosicchiare i costi lì dov’è possibile: attraverso i costi standard della Pubblica Amministrazione, ma soprattutto attraverso il taglio delle agevolazioni fiscali. Che farebbe tutto sommato bene all’Italia. Saccomanni non ha scelta, se vuol tenere fede agli impegni, dall’Imu all’Iva che non si tocca.

Tagliare è necessario. La cassa integrazione in deroga richiederà nel 2013 una copertura da 1,8 miliardi di euro, un fiume di denaro che Saccomanni afferma di aver già trovato. Si tratterebbe di circa 1,5 miliardi presi dei fondi per la formazione e la produttività: voci che non sarebbero ancora state contate in bilancio e che potrebbero, afferma il ministro, “coprire il buco”. Ma la coperta troppo corta è sempre quella (com’è naturale in regime di pareggio di bilancio): Saccomanni dovrà trovare altri fondi o tagliare i costi per mantenere in ordine i conti.

Costi da rivedere. Proprio sui costi vuol combattere Saccomanni. E’ noto che la Pubblica Amministrazione imputa in bilancio i costi storici di beni e servizi: un letto di ospedale, se è costato 100 nel 2011, viene inserito come costo nel 2012 a 102, cioè il prezzo storico più l’inflazione. Un sistema che gonfia i costi che l’Amministrazione Pubblica sopporta, e che alimenta le spirali di clientelismo e corruzione delle amministrazioni periferiche. Saccomanni vorrebbe introdurre una volta per tutte il sistema dei costi standard, per il quale il “prezzo giusto” di un letto d’ospedale dev’essere il miglior prezzo disponibile in una data regione, e comunque vicino alla media nazionale. E’ l’antidoto al paradosso di un sistema sanitario che in Sicilia fa pagare 100 un esame di laboratorio (tra i più comuni) e nelle Marche lo fanno pagare 164. Il Nisan, il network di aziende ospedaliere che dal 2009 sta analizzando costi e sprechi della sanità pubblica, ritiene che un piccolo riallineamento verso i costi standard produrrebbe miliardi di euro di risparmio.

Ma le agevolazioni non bastano. I veri tagli Saccomanni dovrà farli sulle agevolazioni fiscali. Il precedente sottosegretario all’Economia, l’ex Bankitalia Vieri Ceriani, aveva stilato un elenco delle “eccezioni” alle regole fiscali, che in teoria dovrebbero rendere più giusto il sistema contributivo: sono oltre 720 categorie di detrazioni, differimenti d’imposta e altro, che costano allo Stato 250 miliardi di euro l’anno (in media). Il problema vero è che queste detrazioni non sono agganciate al reddito di chi ne usufruisce: finisce così per approfittarne anche chi potrebbe tranquillamente pagare delle tasse normali. Di fronte agli “esentati d’oro”, Saccomanni vorrebbe sforbiciare proprio le agevolazioni più dubbie e disorganiche, riportandole ad una logica di sistema. Cosa non facile, ma su cui si deciderà la tenuta dei conti in tempi di “revisione” dell’Imu. E la sopravvivenza del Governo.