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Diritto di critica | August 5, 2020

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Eccr, "Rom italiani segregati e senza diritti"

Eccr, “in Italia rom segregati e senza diritti”

campi_nomadi_310[1]Scritto da Francesco Rossi

“I campi rom di Roma e Milano sono luoghi di segregazione che calpestano i dritti umani”. E’ una condanna senza mezzi termini quella del Centro Europeo per i Diritti dei Rom nei confronti delle politiche italiane per i nomadi. Secondo il rapporto, il nostro Paese non garantisce l’accesso all’istruzione, al lavoro e al sistema sanitario.

Rom a Roma sotto elezioni. Una stroncatura che, nella capitale, arriva in piena campagna elettorale, mettendo al centro dell’attenzione un tema scomodo. Alemanno e le liste che lo sostengono hanno fatto proprio dei campi attrezzati e degli sgomberi il loro cavallo di battaglia. Ma, a quanto pare, al di là della propaganda, risultati positivi non se ne vedono. In quattro anni gli insediamenti si sono quintuplicati, di 13 campi attrezzati previsti ne sono stati realizzati solo 8. Ed il tutto è costato 62 milioni di euro. Più in generale, tutte le forze politiche sembrano incapaci di proposte innovative e concrete per garantire l’integrazione di rom e sinti.

L’emergenza che non esiste. In Italia non c’è nessuna “emergenza nomadi”, come ha sentenziato recentemente anche la Cassazione. Il fenomeno è conosciuto, radicato e circoscritto. Le stime parlano di circa 140mila rom e sinti residenti nel nostro paese, neanche lo 0,25% della popolazione (meno che in Spagna e Francia dove sono 400mila). Di questi, circa 70mila sono cittadini italiani a tutti gli effetti. Quelli che vivono nei campi nomadi, legali o illegali, sono appena 40mila, gli altri hanno una casa. Sono cifre così ingestibili? Ad occhio e croce no.

Politiche al ribasso. Il problema, quindi, non è gigantesco come si pensa. A mancare, semmai, è la reale volontà di risolverlo. Politici ed amministratori locali non hanno intenzione di sporcarsi le mani con soluzioni radicali e potenzialmente efficaci, ma costose da un punto di vista elettorale. Preferiscono recintare il problema dentro sedicenti campi “attrezzati” (che oggi scopriamo essere troppo simili ai lager) e spostarlo periodicamente da un quartiere all’altro, per sedare le proteste dei cittadini. Quello che lo Stato italiano propone ai rom è un accordo al ribasso, un comodo mantenimento dello status quo. Io non ti garantisco nulla (o quasi) ma, nello stesso tempo, non ti chiedo nessun impegno (o quasi). Pochi diritti, pochi doveri. Così i campi diventano luoghi ideale per il proliferare di attività illegali, i controlli sulla scolarizzazione dei minori sono blandi, la salute e l’igiene poco garantiti. Un fallimento totale. Un fallimento costoso per i contribuenti italiani. Ma soprattutto un fallimento giocato sulla pelle di esseri umani, i rom.

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