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Diritto di critica | November 24, 2020

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Un Pd lacerato si ricompatta con Epifani, in attesa del congresso "bollente"

Guglielmo EpifaniSono passati quasi tre mesi dalla “non vittoria” del Partito democratico alle ultime elezioni. Da allora all’interno del Pd è successo praticamente di tutto: dalla rincorsa a Beppe Grillo al governo di larghe intese con il Pdl, dal rischio scissione all’elezione del nuovo, provvisorio, segretario. Per non parlare poi del “pasticcio” per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Una lunga serie di errori che ha gettato un’incognita sul futuro del partito: molto dipenderà da quanto sarà in grado di rinnovarsi e da come le diverse correnti si muoveranno in attesa del prossimo congresso.

Il segretario “traghettatore”. Con la nomina di Guglielmo Epifani, il Pd sembra aver trovato, almeno per il momento, un equilibrio. All’ex sindacalista, noto soprattutto per le sue capacità di mediazione, spetta ora il compito di tenere a bada le diverse anime del partito fino al congresso di ottobre, dal quale dovrebbe uscire il nome del nuovo leader. La sua elezione è stata però salutata da molti come espressione dell’asse Bersani-Letta-Franceschini. Non proprio una novità insomma.

La leadership. Il nodo della leadership, dunque, è ancora tutto da sciogliere e il congresso di ottobre si preannuncia incandescente. Molti, forse troppi, i nomi che circolano: dallo stesso Epifani al dalemiano Gianni Cuperlo fino all’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino (sostenuto da Walter Veltroni) che ha recentemente dichiarato di essere pronto “a dare una mano”. Tutti, però, si interrogano sulle prossime mosse di Matteo Renzi: il sindaco di Firenze per il momento attende l’evolversi della situazione e sembra puntare più a Palazzo Chigi che alla segreteria (nel caso in cui si decidesse di separare la carica di segretario da quella di candidato premier). Di sicuro nel prossimo congresso non si potrà non tenere conto della necessità di una rottura decisa con il passato sollevata dalla base.

Occupy Pd. I malumori, infatti, sono soprattutto tra i giovani democratici. Contrari al governo di larghe intese con il Pdl, si organizzano, occupano i circoli del partito e manifestano al grido di “Siamo più di 101”, con un chiaro riferimento ai franchi tiratori che hanno affossato la candidatura di Romano Prodi alla Presidenza della Repubblica. Alla vecchia classe dirigente, che ha portato il partito sull’orlo del baratro, chiedono di aprire una fase di maggiore confronto e di lasciare spazio alle nuove leve.

Insomma la partita è ancora tutta da giocare e grosse novità per il momento non se ne vedono. Un dato però è certo: il Pd ha bisogno di recuperare consensi tra un elettorato sempre più spaesato di fronte a scelte di partito che giudica incomprensibili. E sulla futura leadership pesano anche le sorti – e la durata – del governo Letta: se si dovesse andare ad elezioni anticipate schieramenti e alleanze potrebbero essere del tutto diversi.