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Diritto di critica | September 18, 2020

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Palasharp di Milano diventerà una moschea. Grazie a finanziatori del Qatar

Preghiera al PalasharpLa lunga mano dei paesi del Golfo su Milano. La Qatar Holding ha ufficializzato l’acquisto del 40% di Porta Nuova, il piano di sviluppo immobiliare di oltre due miliardi di euro attualmente in costruzione in pieno centro città, su 290 mila metri quadrati in zona Garibaldi-Repubblica. Il restante 60% continuerà ad essere detenuto dagli attuali sponsor del gruppo texano Hines. La holding qatariota è, infatti, nota per avere partecipazioni che spaziano dalla Porsche ai magazzini Harrods, dal Credit Suisse al Paris Saint Germain ed ha recentemente rilevato alcuni dei più noti hotel della Costa Smeralda.

Il Palasharp presto trasformato in moschea? Nel contempo girano voci su possibili finanziamenti da parte di privati dal Qatar e dal Kuwait per quanto riguarda la trasformazione del Palasharp di Lampugnano, il quale potrebbe diventare la prima grande moschea di Milano. Il Palasharp è ormai da anni che, ogni venerdì, viene utilizzato come luogo di preghiera  da moltissimi musulmani, parecchi dei quali provenienti dall’Istituto Culturale Islamico di viale Jenner che non era sufficiente ad ospitare tutti i fedeli i quali erano obbligati a pregare sui marciapiedi adiacenti il centro islamico, creando così non pochi problemi alla circolazione e alle attività commerciali.

La richiesta. Il mese scorso il Caim (Coordinamento delle Comunità Islamiche Milanesi) ha presentato una richiesta formale al comune di Milano affinché il Palasharp non venga demolito ma piuttosto lasciato alla comunità islamica che si occuperà di ristrutturarlo e trasformarlo in un grande centro islamico con sala di preghiera, biblioteca, ristorante e sala conferenze. “Sono quattro anni che il venerdì ci riuniamo al Palasharp, prima dentro, poi nella tenda davanti. Ci siamo trovati bene. C’è il parcheggio 4 euro un’ora. C’è la fermata della metro rossa”, ha spiegato al Corriere della Sera il presidente dell’Istituto Culturale Islamico di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari. Secondo il Caim, infatti, la demolizione dell’edificio costerebbe al comune circa 600 mila euro, dunque lasciare alla comunità islamica il compito di salvaguardare la struttura sarebbe un risparmio che porterebbe anche al salvataggio di un pezzo di storia della città.

I soldi. E i fondi? Come precedentemente detto, mentre una parte dell’investimento giungerebbe dalla comunità islamica locale, il restante potrebbe provenire da alcuni finanziatori del Golfo i quali sarebbero già disponibili, soprattutto dal Qatar e dal Kuwait. È dunque possibile che in vista dell’Expo del 2015 il Qatar possa essere interessato non soltanto ad aumentare la propria presenza economica su Milano ma addirittura finanziare la costruzione della prima grande moschea milanese?

Milano senza moschea. Il fatto che Milano non abbia ancora oggi una grande moschea nonostante la vasta presenza di musulmani in Lombardia, (secondo alcune stime 340.000, ma verosimilmente di più) risulta inspiegabile, soprattutto in vista di un evento come l’Expo che porterà in città migliaia di visitatori dai paesi musulmani. È lecito però porsi una domanda: considerato che spesso i finanziamenti vanno di pari passo con il condizionamento ideologico e politico, è salutare per l’Islam italiano usufruire di fondi provenienti dall’estero e in particolare da paesi dove vige un’interpretazione dell’Islam ideologicamente vicina a posizioni che risulterebbero fuori luogo in Italia? Non sarebbe invece essenziale liberare le comunità islamiche italiane da quei condizionamenti che spesso le legano ad ideologie e situazioni presenti in altri paesi, ma che nulla hanno a che vedere con la situazione nostrana?

Le comunità islamiche italiane, in quanto tali, non dovrebbero forse essere libere da condizionamenti esterni in modo da favorire un Islam che possa prosperare in sintonia con il contesto socio-culturale italiano, agevolando così anche il processo di integrazione?

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