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Diritto di critica | August 20, 2019

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Lavoro, Giovannini punta a staffetta generazionale

Lavoro ai giovani, tanti annunci e pochi fatti

disoccupazioneIl ministro Giovannini promette da due settimane un pacchetto per ridurre la disoccupazione giovanile. Ieri l’annuncio più forte: trovare lavoro per l’8% dei giovani. Va bene che per gli under24 si possono usare i fondi europei: ma dove collocare centinaia di migliaia di giovani? Al posto dei lavoratori anziani. Vediamo perché.

Risorse annunciate ma in forse. Giovannini rilascia interviste a chiunque si offra con registratore o microfono. A Otto e mezzo, su La7, ha duettato con la Gruber sui trecentomila posti di lavoro inizialmente proposti da lui stesso – poi smentiti – per gli under35: su Repubblica e Corriere hanno poi trovato largo spazio i suoi annunci sul “pacchetto lavoro”. Le cifre sono ballerine. Forse 10 miliardi, forse 12, che potrebbero servire alla ristrutturazione dei Centri per l’Impiego, ma anche (non si è ben capito ancora) al finanziamento di un credito d’imposta contributivo per i lavoratori giovani a basso reddito.

Non si parla però degli incentivi alle imprese che assumono giovani: secondo il ministro, “studi esteri dicono che potrebbero essere poco efficaci nell’attuale congiuntura economica”. Una risposta evasiva che non dice nulla, soltanto che soldi alle aziende non arriveranno.

I contratti a termine. Giovannini in realtà punta su maggior flessibilità nei contratti, specie a tempo determinato. La riforma Fornero è ancora troppo rigida, soprattutto laddove fissa a 60-90 giorni l‘intervallo minimo prima che un’azienda richiami al lavoro un ex dipendente a tempo determinato. Giovannini vorrebbe portarlo a 20-30 giorni, consentendo così alle aziende di rinnovare questi contratti più frequentemente.

Si creano così più posti di lavoro? Difficile dirlo. Di certo l’azienda è incentivata ad usare contratti a breve termine piuttosto che contratti duraturi (anche solo a 2-3 anni diventano utopia). Nota: tutte le riforme del caso, comunque, sono a costo zero. Semplici variazioni di legge senza copertura finanziaria.

La staffetta generazionale. Ma la vera ambizione di Giovannini è rimettere mano alle pensioni e consentire ai giovani di prendere il posto degli anziani. Visto che il Governo “non prevede miracoli”, e cioè ritiene che il numero di posti di lavoro crescerà pochissimo, ecco che bisogna mandar via i meno giovani e far entrare le nuove leve, anche nel pubblico. Per questa “staffetta generazionale”, però, le norme attuali sulle pensioni sono ancora troppo poco elastiche.

L’esodo non basta. Ecco perché Giovannini propone un’uscita anticipata con la penale: in pratica, chi vuole può andare in pensione prima del termine (anche 57 anni, per esempio), scontando un taglio dell’assegno pensionistico. Oppure il “veterano” potrà lavorare a part-time fino a fine carriera per far posto ad un giovane a tempo indeterminato o a 2 a tempo indeterminato. Problema: chi mette i soldi per compensare la perdita di pensione degli anziani in part-time?

Età pensionabile ballerina. Stupisce l’idea di abbassare la soglia per andare in pensione, a meno di un anno dal decreto che innalzava a 65 anni l’età per lasciare il lavoro. Non abbiamo capito: bisogna lavorare tutti per più tempo, o bisogna fare ricambio generazionale? E chi esce dal mercato del lavoro ora, quanto si vedrà arrivare in tasca?