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Diritto di critica | July 19, 2019

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E' morto don Gallo, il sacerdote di strada vicino agli ultimi

E’ morto don Gallo, il sacerdote di strada vicino agli ultimi

donGalloCoriaceo, di strada, sempre vicino agli ultimi. Don Gallo è morto nel pomeriggio di oggi. Di sé diceva di trovarsi più a suo agio nelle sezioni della Cgil che non in Chiesa, ma era proprio con l’abito da sacerdote e il sostegno della sua Chiesa che riusciva a stare vicino ai più indifesi di questa società, alle ragazze vittime della tratta. Fondatore della comunità di “San Bnedetto al Porto”, don Gallo ha sempre predicato un sacerdozio povero, non nei palazzi ma per le strade.

LA VITA

Nato a Genova il 18 luglio del 1928, il giovane Andrea inizia il noviziato nel 1948 con i salesiani, a Varazze, proseguendo poi a Roma il liceo e gli studi filosofici. Nel 1953 chiede di partire per le missioni e viene mandato in Brasile, ma la dittatura lo costringe a tornare in Italia l’anno successivo. Prosegue gli studi ad Ivrea e viene ordinato sacerdote il 1 luglio 1959. Nominato cappellano alla nave scuola della Garaventa, riformatorio per minori, cerca di introdurre un metodo educativo basato sulla fiducia e sulla liberta’, lontano dalla repressione fino ad allora persequita. Tre anni dopo i superiori salesiani lo rimuovono dall’incarico, senza fornirgli spiegazioni.

L’allontanamento. Nel 1964 Don Andrea lascia la congregazione, chiedendo di entrare nella diocesi genovese. Viene nominato vice parroco alla chiesa del Carmine, nel centro storico di Genova, dove rimane fino al 1970, anno in cui viene ‘trasferito’ per ordine del Cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo della città. Per Don Gallo non si tratta di un semplice avvicendamento tra parroci: la sua predicazione irrita una parte di fedeli e preoccupa i teologi della Curia, a cominciare dallo stesso Cardinale perche’, si dice, i suoi contenuti ‘non sono religiosi ma politici, non cristiani ma comunisti’. Don Gallo obbedisce ma l’allontanamento materialmente dalla parrocchia non significa per lui abbandonare quell’impegno che aveva provocato l’atteggiamento repressivo nei suoi confronti: i suoi ultimi incontri con la popolazione, scesa in piazza per esprimergli solidarieta’, sono una decisa riaffermazione di fedelta’ ai suoi ideali ed alla sua battaglia per dare voce ai piu’ poveri e agli emarginati. Qualche tempo dopo viene accolto dal parroco di S. Benedetto, Don Federico Rebora, e insieme ad un piccolo gruppo, nel 1975 avvia l’attivita’ della Comunita’ di S. Benedetto al Porto. L’associazione Comunita’ San Benedetto al Porto verra’ costituita con atto notarile il 2 marzo del 1983

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