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Diritto di critica | April 7, 2020

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Italia sprecona, a rischio 17 miliardi di fondi UE

Italia sprecona, a rischio 17 miliardi di fondi UE

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di Francesco Rossi

La crisi economica dovrebbe acuire l’ingegno e la responsabilità. In un’Italia che ha urgente bisogno di investire per rivitalizzare il mercato del lavoro e far ripartire le imprese, ogni euro pubblico disponibile dovrebbe essere sfruttato con attenzione. Invece non è così. Tra burocrazia, inefficienza e scarsa programmazione rischiamo di sprecare i miliardi che l’Europa, nonostante tutto, ci mette a disposizione.

Il “tesoretto” perduto. Per gli anni 2007-2013 l’Unione Europea ha stanziato, a favore dell’Italia, quasi 28 miliardi di euro, tra Fondo sociale europeo (Fse) e Fondo europeo di sviluppo regionale. A questi vanno aggiunti i 21,6 miliardi messi a disposizione da fondi nazionali. Il totale è un tesoretto di quasi 50 miliardi che siamo incapaci di sfruttare. Queste risorse andrebbero assegnate ai singoli progetti entro il 31 dicembre 2013, ed effettivamente spese entro il 2015. L’Italia è terribilmente indietro. Alla fine del 2012 avevamo utilizzato il 34% delle risorse; ora, secondo le stime, siamo a quota 40%. Questo significa che abbiamo poco più di 6 mesi per dirottare su progetti concreti circa il 60% dei fondi UE ancora disponibili (più o meno 17 miliardi). Difficilmente l’obiettivo sarà raggiunto, e una bella fetta di finanziamenti resterà a Bruxelles. Soldi che, invece, potrebbero essere utilizzati per cultura, ambiente, occupazione giovanile e molto altro.

Milioni sprecati. Fin qui il problema dei sovvenzionamenti non sfruttati. Ma ci sono anche quelli sprecati, e sono più di mezzo miliardo di euro. L’iter per poter usufruire dei finanziamenti comunitari è piuttosto chiaro. L’UE stanzia i fondi e valuta i progetti da finanziare, elaborati a livello locale (di solito regionale). Una volta ricevuto l’assenso di Bruxelles la Tesoreria dello Stato provvede ad anticipare i soldi necessari per la realizzazione. Al termine dei lavori si provvede a rendicontare tutto agli uffici comunitari e, se le carte sono in regola, l’Unione eroga il denaro. Il problema, per l’Italia, è che molto spesso quest’ultimo passaggio si inceppa ed i fondi finiscono per essere sospesi, se non addirittura bloccati. Ad oggi è successo per un totale di 587 milioni di euro. Progetti già realizzati, di cui lo Stato non riesce a farsi restituire i soldi anticipati perché i documenti non sono in regola, o le procedure seguite non sono in linea con quelle continentali. Il danno è doppio: il denaro europeo non arriva ed il bilancio statale deve far fronte ad uscite non preventivate.

Morire di burocrazia. Questo intreccio di fondi sprecati o non utilizzati ha un colpevole evidente, come sottolinea la stessa Unione Europea. E’ la burocrazia. Troppa, e soprattutto complessa, farraginosa e pervasiva. Ed in più poco efficace. In Europa l’apparato amministrativo italiano è considerato tra i più lenti ed inefficienti: i livelli decisionali si moltiplicano allungando tempi e procedimenti, la giungla normativa finisce per deresponsabilizzare chi deve prendere le decisioni. Ed il pantano che ne deriva finisce per immobilizzare il paese, che rischia di morire di burocrazia.