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Diritto di critica | November 23, 2020

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L'epopea degli ospedali psichiatrici che non chiudono più

Stop agli ospedali psichiatrici giudiziariDovevano chiudere entro il 31 marzo 2013 e invece gli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) resteranno aperti fino al 1 aprile 2014. Con una larghissima maggioranza alla Camera e al Senato, il Parlamento ha approvato, insieme alla sperimentazione del metodo Stamina, il rinvio della chiusura già stabilita da una legge del 2012.

“L’ergastolo bianco”. Gli Opg in Italia sono sei e attualmente vi sono rinchiuse circa 1.400 persone. Nel 2011 un documentario prodotto dalla Commissione d’inchiesta sul Sistema sanitario nazionale – presieduta da Ignazio Marino – denunciava tutto l’orrore nascosto dietro le mura di queste strutture. Edifici fatiscenti, inadeguati, spesso in condizioni igieniche precarie. E poi loro, i matti, con una sentenza sulle spalle che li ha dichiarati incapaci di intendere e di volere e socialmente pericolosi. Abbandonati, spesso senza cure e senza alcun rispetto per la dignità umana, dimenticati in questi “luoghi d’inferno” da una società che preferisce non vedere, non sapere.  La maggior parte delle persone internate ha commesso reati minori, la pericolosità sociale per loro non sussiste più, ma nessuno è in grado di assisterli fuori da quelle sbarre. Così spesso la loro reclusione viene prorogata. Lo chiamano “l’ergastolo bianco”: una vergogna per un paese civile.

Dallo sgomento alla legge. Dopo la diffusione di quelle immagini, che ritraevano i degenti legati mani e piedi ai letti anche per giorni, ci fu un’ondata di indignazione. Tanto che nel 2012 una legge ha stabilito la chiusura di tutti gli Opg entro il 31 marzo 2013, con la dimissione degli internati giudicati non socialmente pericolosi. In più lo Stato si impegnava a stanziare fondi destinati alle Regioni per la creazione di strutture alternative all’internamento e per individuare nuovi percorsi di cura.

Mancano i soldi e l’organizzazione. Oggi però tutti e sei gli Opg sono ancora in piedi: le regioni non si sono ancora attrezzate per accogliere i nuovi pazienti. Troppo pochi i fondi e il personale sanitario, già messo a dura prova dai continui tagli al settore. Così per la dismissione se ne riparla tra un anno. Le associazioni riunite nel comitato StopOpg continuano a chiederne l’immediata chiusura e sollevano non poche perplessità sulle strutture che dovrebbero accogliere gli internati. La legge, infatti, sembra favorire l’apertura di mini-strutture regionali non troppo diverse dai vecchi manicomi – superati, con difficoltà, dalla Legge Basaglia – secondo un’ottica che mira ancora una volta alla reclusione più che alla cura delle specifiche patologie. Mentre – avverte il comitato – è necessario fin da subito potenziare i servizi di salute mentale territoriali, mettendo le Asl in condizione di garantire a queste persone le cure di cui necessitano tramite un percorso di riabilitazione alternativo alla detenzione. Per ora, però, lo Stato ha deciso di rimandare la questione.

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