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Diritto di critica | September 22, 2019

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"Niente aborto, siamo obiettori". In Italia torna la clandestinità

“Niente aborto, siamo obiettori”. In Italia torna la clandestinità

ABORTO CLANDESTINOIndietro di 35 anni. In Italia è tornato l’aborto clandestino. Sì, avete capito bene: nonostante una legge che consenta di interrompere la gravidanza entro i tre mesi successivi al concepimento, il nostro Paese sembra sia stato catapultato negli anni settanta. Un ritorno al passato, questa volta non legato alla crisi economica.

Una legge equilibrata. In Italia è in vigore la legge 194 che consente l’aborto volontario nei primi 90 giorni, oltre che per rischi per la salute psico-fisica della donna. La legge intende come aborto volontario quello che viene eseguito su richiesta della donna per motivi familiari, condizioni economiche o per le circostanze in cui è avvenuto il concepimento (violenza sessuale o semplicemente gravidanza non desiderata al momento del concepimento). Dopo i 90 giorni è possibile procedere all’aborto solo in presenza di malformazioni del feto e/o per gravi pericoli per la salute della donna. Prima di procedere all’aborto, la legge prescrive che la donna che vuole ricorrere all’aborto venga informata di tutte le garanzie che la norma prescrive per le donne in gravidanza e invita gli enti locali a rimuovere le cause che hanno spinto la persona a voler ricorrere all’aborto. E fino a qui la legge appare piuttosto equilibrata.

La norma ipocrita. Tuttavia, c’è un punto della legge che la sta rendendo, di fatto, inapplicabile. Se è vero che in Italia le interruzioni volontarie di gravidanza stanno diminuendo dagli anni ottanta ad oggi senza soluzione di continuità, allo stesso tempo – e soprattutto negli ultimi anni – stanno tornando gli aborti clandestini. Il problema sembra sia legato ad una norma ipocrita della legge 194 che da un lato consente l’aborto (che di conseguenza non è più reato se effettuato secondo le prescrizioni di legge) ma dall’altro consente ai ginecologi e al personale medico di ricorrere all’obiezione di coscienza. In Italia l’80% dei medici si dichiara obiettore, cioè si rifiuta di praticare l’aborto, a meno che non ci sia un fondato e imminente pericolo per la salute della gestante. In questo modo, per una donna che porta dentro di sé il frutto di un concepimento non voluto, l’aborto diventa un vero e proprio percorso ad ostacoli. Senza contare poi che vi è un numero imprecisato di medici obiettori che si rifiuta di praticare l’aborto in strutture pubbliche ma non in quelle private, come aveva messo in luce qualche anno fa la trasmissione tv “Le Iene”.

Un diritto negato. Così, l’aborto legale in intere regioni è stato – di fatto – cancellato, non solo al sud. Su 70mila interruzioni di gravidanza ogni anno, almeno un terzo viene compiuto illegalmente (dati Istat e Ministero della Sanità). Ma a queste statistiche vanno aggiunte anche quelle donne che, nonostante l’anonimato preferiscono non dichiarare la propria interruzione di gravidanza, soprattutto quando questa è clandestina. Se sono 20mila gli aborti clandestini ogni anno, secondo i dati del Ministero della Salute, è quindi probabile che il numero reale raggiunga i 30mila. Un vero e proprio business illegale rifiorito grazie all’obiezione di coscienza e che la 194 aveva estirpato nei primi anni ottanta.

Un mercato illegale. Cliniche private si stanno quindi arricchendo a spese delle donne, nonostante una legge che consentirebbe l’interruzione di gravidanza gratuitamente e in totale anonimato. Ma ad arricchirsi non ci sono solo medici, falsi medici e infermieri che si improvvisano ginecologi. Bande di sudamericani hanno affiancato allo spaccio di droga, anche quello di farmaci abortivi o che provocano l’aborto. Così, sotto i tunnel della metropolitana o nelle strade di periferia, oltre a cocaina e eroina, si possono reperire confezioni di pillole abortive Ru486 e addirittura farmaci per l’ulcera che, come scrivere il quotidiano La Repubblica, se presi in dosi massicce, provocano l’aborto. Ben 100 euro per 10 pillole, sul mercato nero. Le donne più esperte del web, possono acquistare facilmente (ma in maniera del tutto illegale) la pillola Ru486 anche su internet, più precisamente su siti stranieri. Ma i rischi sono enormi: è cresciuto negli ultimi anni il numero di donne morte o ricoverate per setticemia, mentre molte altre sono diventate sterili.

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