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Diritto di critica | October 29, 2020

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Svezia, l'integrazione non ha funzionato

Flu Self AssemblyIl paradiso scandinavo brucia. Stoccolma, miraggio di benessere e integrazione per centinaia di migliaia di immigrati, si scopre intollerante, divisa da una disuguaglianza sociale radicata, razzista. Dalla morte di un immigrato 69enne per mano della polizia esplode la rivolta delle banlieue, proprio come 4 anni fa accadde a Parigi. E la Svezia si domanda dove ha sbagliato, e quanto.

La miccia. A far esplodere la polveriera è stata la morte di un uomo di 69 anni, che avrebbe resistito alla perquisizione da parte della polizia il 13 maggio: con sè aveva, secondo gli agenti, un coltello. L’eccesso di violenza usata dagli agenti ha scatenato aspre polemiche, e già due giorni dopo le strade delle banlieue a sud e a nord di Stoccolma risuonavano di sassaiole e vetrine infrante.

La crisi colpisce tutti. Ma dietro alla miccia c’è una polveriera. La crisi ha colpito duramente anche la Svezia: il tasso di disoccupazione giovanile è arrivato al 20%, con una forte differenza tra giovani svedesi e immigrati extraeuropei. Per questi ultimi, solo il 51% ha un lavoro, contro l’84% dei loro coetanei scandinavi (dati dell’Economist). Non solo. Secondo uno studio del sindacato Saco (i colletti bianchi svedesi, per intenderci), il tentativo di integrazione verso gli immigrati di seconda generazione è praticamente fallito: sono pochissimi i giovani neo-svedesi che riescono ad ottenere un lavoro, nonostante i titoli di studio anche elevati. Secondo diversi commentatori, il problema “non è la crisi economica, ma il modo in cui vengono visti gli immigrati in Svezia”.

L’avanzata delle destre. Il gesto di Breivik, appena al di là del confine con la Norvegia, non è evidentemente solo un caso eccezionale. A Stoccolma il partito ultraconservatore Democratici di Svezia è cresciuto a ritmi incredibili, divenendo il terzo partito del Paese secondo i sondaggi. Alcuni giornali riportano la notizia che gruppi di militanti dell’estrema destra avrebbero partecipato agli scontri per dare man forte alla polizia: una specie di “squadre di vigilanti”, di ronda per arginare il “contagio”.

Abbiamo fatto il possibile. Un’analisi attenta, e interessante, la dà Gulan Avci, rappresentante di origini curde del quartiere Bradang di Stoccolma. La rivolta è un misto di criminalità e rabbia da ghetto, a suo parere: ma dall’altro lato, i “cittadini perbene” sono stati colti completamente di sorpresa. Il fatto è, secondo Avci, che “la popolazione crede che sia stato fatto tutto il possibile per l’integrazione degli immigrati: anche se il Paese non ha mai voluto scegliere tra una politica assimilazionista, come la Francia, o multiculturale come il Regno Unito”. Ne deriva che gli immigrati sono stati “tranquillizzati” con un reddito minimo garantito, mentre il resto delle promesse (un lavoro, possibilità di integrarsi, di diventare parte del paese, di essere “come gli altri”) è rimasto lettera morta. Una lezione da non dimenticare, quando parliamo di ius soli o integrazione in Italia.