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Diritto di critica | May 23, 2019

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Competitività, Italia finisce tra i perdenti

Competitività, l’Italia tra i perdenti


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L’Italia rende poco e mostra la corda. Secondo uno studio svizzero, il nostro Paese ha perso punti a causa di una performance economica terribile e un governo inefficiente. Su 60 competitors internazionali, siamo scesi al 44esimo posto: siamo dietro alla Russia e all’intera Europa Centrale, peggio di noi (ma di poco) Spagna e Portogallo. Per Schulz, presidente del Parlamento Europeo, non ci sono dubbi: “dovete combattere evasione e corruzione per rendere più efficiente il Paese”. Magari anche più giusto.

Lo studio. La business school Imd di Losanna stila una classifica internazionale, mettendo a confronto 60 Paesi sulla competitività. Basandosi su 333 criteri diversi, valuta la capacità di creare Pil e attirare investimenti, le condizioni di business e la versatilità di fronte alle crisi. Peccato che l’Italia non ci faccia una bella figura. Nel 1997 eravamo al 39esimo posto, tutto sommato accettabile: ma la crisi ha messo in luce tutti i nostri difetti, ed eccoci scivolati al 44esimo posto. 5 posizioni nette, quanto basta per inserirci nella categoria “perdenti”. 

Quello che non abbiamo. L’elenco dei “difetti” italiani è lungo, e tutto sommato scontato. Un cuneo fiscale troppo pesante ostacola l’attività d’impresa, soprattutto perché si concentra su reddito da lavoro e su fatturato aziendale: manca una seria “spending review”, ancora agli inizi, e le regole burocratiche per fare impresa sono ancora eccessive. Non poteva mancare la tirata d’orecchi sulle liberalizzazioni (d’altronde anche l’Ue ce lo ha ricordato ieri, al momento di chiudere la procedura d’infrazione per deficit eccessivo). Ma anche un invito a tassare il reddito da capitale, la proprietà e il consumo per rilanciare l’economia (quindi l’Imu serve, secondo gli svizzeri, al contrario di quanto sostiene il liberalista Pdl).

Schulz e l’uscita dal deficit. L’intervista di Repubblica a Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo, è illuminante. L’Italia è fuori dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo (iniziata nel 2009 per essere arrivati al 5,5% di deficit, contro il tetto massimo del 3%), dopo le lacrime e sangue del governo Monti e la promessa di mantenere la stabilità dei conti per i prossimi 3 anni. Schulz applaude al risultato, ma aggiunge che c’è molto da fare: “la questione chiave è che i sacrifici, se devono esserci, devono essere distribuiti in modo equo, senza farli ricadere su famiglie, lavoratori e giovani”. Ma “la corruzione e l’evasione fiscale sono buchi neri che danneggiano lo Stato e diffondono un senso di’ingiustizia e sfiducia nei cittadini”. Non è il primo a dirlo, ma è interessante: forse con leggi più stringenti per i reati di corruzione (depenalizzati dal governo Berlusconi e mai riparati) e una lotta seria all’evasione fiscale, potremmo risalire un po’ nella classifica della competitività. O vogliamo scivolare più in basso?

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Comments

  1. Loziorso Puntocom

    chi è senza peccato scagli la prima pietra da che pulpito viene la predica la germania ha un’evasione fiscale seconda solo all’italia La classifica dei Grandi Paesi Europei:

    1. Italia (180 miliardi di euro evasione fiscale; 418 miliardi valore dell’economia sommersa)
    2. Germania (158 evasione; poco meno di 400 economia sommersa)
    3. Francia (120 evasione; 290 economia sommersa)
    4. Gran Bretagna (74 evasione; 212 economia sommersa)
    5. Spagna (72 evasione; 239 economia sommersa)