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Diritto di critica | October 14, 2019

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Lavoro ai giovani, una riforma quasi inutile

Lavoro ai giovani, una riforma quasi inutile

Giovani in cerca di lavoroDiscussioni inutili. Quelle sul presidenzialismo. La forma di governo viene dopo le tante emergenze e i tanti problemi che affliggono il nostro Paese. Che Napolitano venga eletto dal Parlamento in seduta comune o da tutti i cittadini, non fa molta differenza. Non fa soprattutto la differenza per chi, oggi, non riesce a trovare lavoro, per chi decide di abbandonare l’Italia, per chi decide di togliersi la vita di fronte alla prospettiva di non avere prospettive.

Non è un problema di “presidenzialismo”. Le riforme costituzionali sono importanti, ma non sono fondamentali. Anche perché non siamo nel 1946, quando c’era da ricostruire tutto, compresa la forma e le istituzioni dello Stato. La repubblica parlamentare ha più o meno funzionato nei decenni successivi al conflitto mondiale. Gli anni della ricostruzione e quelli del boom sono frutto di decisioni politiche prese nell’ambito di questo sistema. Un sistema che si può cambiare e modificare, che può risultare lento e farraginoso, ma che è in grado di costruire un percorso per uscire dalla crisi, attraverso serie e consistenti riforme economiche. Ad iniziare dal taglio del cuneo fiscale e dell’eliminazione del dualismo nel mondo del lavoro. Sono tutte riforme che si possono fare subito, se c’è la volontà politica, al di là della forma di governo e di stato.

“Lavoro ai giovani”. Enrico Letta ha sottolineato come il primo obiettivo di questo governo sia proprio il lavoro giovanile. Il governo si sta muovendo in questa direzione con una riforma che può dare speranza alle centinaia di migliaia di ragazzi in cerca di occupazione, ma che non può essere una soluzione nel lungo periodo. L’esecutivo guidato da Letta sta mettendo in piedi una riforma pensionistica che va nella direzione opposta rispetto a quella realizzata dal governo Monti. L’idea è quella di consentire agli over 60 ad andare in pensione anticipatamente ma con una pensione ridimensionata. Si tratta di una scelta che viene incontro ai lavoratori più anziani, lasciando maggiore libertà di scegliere quando lasciare il proprio posto di lavoro, liberando posti di lavoro per i giovani. Tuttavia si tratta di un palliativo di fronte alla mancanza di lavoro e non un sistema per crearlo. Un po’ poco per il “governo delle riforme”.