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Diritto di critica | October 16, 2019

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Bersani guarda ai dissidenti M5S: "Un governo del cambiamento è possibile"

Bersani si risveglia e guarda ai dissidenti M5S: “Un governo del cambiamento è possibile”

Bersani“Un governo del cambiamento è ancora possibile”. Ne è convinto il “vincitore perdente” delle ultime elezioni, Pier Luigi Bersani. Dopo settimane di silenzio, dopo la sua sostituzione con l’invisibile Epifani, l’ex capo della “ditta” – come amava chiamare il suo Pd – ritorna alla carica. Lo fa sui quotidiani nazionali con un’intervista, non più da leader dei democratici ma da capo di una corrente. Lo fa con un attacco nemmeno troppo velato nei confronti di Renzi ed ipotizzando la nascita di un governo alternativo, di sinistra. Magari con l’ingresso dei parlamentari M5S che potrebbero scegliere la strada della scissione.

I numeri (forse) ci sono. Se confermati i retroscena pubblicati suoi principali quotidiani, i numeri al Senato per governare senza il Pdl e Lega ci sarebbero. Una ventina i senatori 5 stelle sarebbero pronti a lasciare il MoVimento per confluire in un gruppo autonomo, pronto a stringere alleanza con il Pd e Sel. A questo punto anche Sel potrebbe ricollocarsi con i democratici. Ma, per raggiungere la maggioranza, servirebbero almeno una parte dei voti di Scelta Civica di Mario Monti. Insomma, stando ai numeri, la possibilità di far nascere quel governo che Bersani ha cercato in ogni modo di formare, umiliandosi in una diretta streaming con Vito Crimi e Roberta Lombardi, oggi sembra possibile. Non sarebbe il migliore dei governi possibili ma certamente rappresenterebbe la fine dell’esperienza Letta e la messa fuori dai giochi di Silvio Berlusconi il quale, nonostante la sconfitta, è riuscito a garantirsi un posto di comando dietro le quinte – dettando parte dell’agenda di governo – anche grazie alla pochezza di Bersani e all’ottusità di Grillo.

L’ipotesi improbabile dei grilli alleati di Monti. Ma alla matematica poi devono seguire i fatti. I grillini dissidenti non hanno ancora formato un gruppo autonomo e per adesso fanno parte a pieno titolo di M5S. Ma, se anche si dovesse concretizzare una scissione, appare francamente difficile immaginare un’alleanza di governo che includa anche Pier Ferdinando Casini e Mario Monti. Soprattutto quest’ultimo è sempre stato visto con diffidenza (forse anche più rispetto a Berlusconi) per la sua vicinanza al mondo bancario e al Bilderberg, gruppo di importanti economisti mondiali che si riunisce annualmente e che viene indicato dai complottisti e da una parte del MoVimento come una specie di gruppo “satanico” che decide le sorti economiche del mondo.

Una maggioranza “prodiana”. Come Mario Monti e i grillini possano convivere sotto un unico tetto è tutto da dimostrare. Certo, si potrebbe immaginare un governo programmatico, simile a quello Letta dal punto di vista organizzativo, che abbia pochi ma condivisi punti programmatici: ridare slancio all’economia, occupazione giovanile, università e ricerca, semplificazione normativa, riduzione dei costi della politica, parziali liberalizzazioni (riforma degli ordini professionali e lotta ai monopoli). Ma è questo il governo del cambiamento? Si tratterebbe in realtà di una maggioranza forse anche più eterogenea rispetto a quella attuale, con il rischio che l’azione di governo si spenga per una diatriba sull’acquisto degli F35 o sull’applicazione del reddito minimo garantito che viene visto dai grillini come la panacea di tutti i mali.

Letta, l’unico governo possibile. Così, le parole di Bersani –cioè di colui che è corresponsabile del risultato elettorale che ha portato alle grandi intese – suonano piuttosto come una bordata al governo Letta. Il rischio, infatti, è quello di aprire una spaccatura con il Pdl in un momento nel quale è importante, per il bene dell’Italia, dare massima forza al governo in modo da portare a termine quei pochi ma buoni punti programmatici che potrebbero – nei limiti del possibile – ridare forza e slancio all’economia. Certo, tra uno, due o cinque anni sarà difficile riuscire a giustificarsi di fronte all’accusa dei propri elettori di aver messo in piedi un governo con Silvio Berlusconi, il principale nemico del centro-sinistra. Ma oggi bisogna essere pragmatici: Letta è l’unico governo possibile. Bersani se ne faccia una ragione e si goda il suo pre-pensionamento.

Comments

  1. luigitoso

    sono balle, un bluff per ottenere un maggior peso con le altre componenti del governo ma i bluff bisogna saperli giocare. se li gioca bersani, chiaro come il sole che quelli con la elle vanno a vedere e lo lasciano in mutande