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Diritto di critica | December 14, 2019

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Ocse, la giustizia lenta uccide l'economia


Giustizia

Scritto da Francesco Rossi

Ancora una volta l’Ocse bacchetta l’Italia. E ancora una volta il motivo del rimprovero sono i tempi della nostra giustizia civile, davvero troppo lunghi. Ci guadagnamo l’ennesima maglia nera grazie a processi che durano, in media, 8 anni e 4 milioni di cause pendenti. E non è solo un problema giuridico, le lungaggini processuali pesano come macigni sull’attività economica, e spaventano qualsiasi investitore.

Giustizia infinita. I processi civili italiani sono i più lunghi di tutta l’area Ocse, come rivela uno studio realizzato dall’organismo internazionale in sinergia con Bankitalia. Il primo grado di giudizio dura 564 giorni, contro una media di 240 negli altri paesi. Ma se si guarda alla fine dell’iter, quindi al terzo grado, il dato è ancora più sconfortante: 8 anni contro 2. Impallidiamo nel confronto con la virtuosa Svizzera, che batte tutti impiegando solo 368 giorni.

Ripercussioni economiche. Sono cifre che rivelano una patologia grave, che rischia di incancrenirsi. E i risvolti negativi li paghiamo anche sul versante economico. Un sistema giudiziario come il nostro, insicuro e costoso, spaventa qualsiasi investitore, sia italiano che estero. Il rischio di trovarsi implicate in cause di lavoro o commerciali che durano anni spinge le aziende ad un surplus di cautela quando decidono di produrre in Italia. L’Ocse non ha dubbi: una giustizia civile più efficiente spingerebbe verso l’alto anche il PIL.

Cause e possibili cure. Per curare i mali italiani, l’Ocse propone una ricetta a base di razionalizzazione della spesa pubblica, liberalizzazione delle tariffe e informatizzazione. Per prima cosa dobbiamo imparare a spendere meglio i nostri soldi. I fondi italiani destinati al settore, infatti, sono in linea con gli altri paesi, il problema è che finiscono per disperdersi in sprechi ed inefficienze. Altro elemento che non aiuta è l’alta litigiosità che l’Italia fa registrare: 4 cause ogni 1000 abitanti, mentre la media degli altri Stati è di 2,5. Bisognerebbe abbassarla ipotizzando forme di risoluzione delle controversie che rimangano fuori dai tribunali. Poi sarebbe opportuno intervenire sui costi degli avvocati. La liberalizzazione delle tariffe, infatti, avrebbe effetti benefici sull’intero sistema. Ma nel nostro paese una riforma così radicale incontra, da sempre, strenue resistenze. Il terzo fronte su cui agire, invece, è la digitalizzazione. I tribunali italiani sono ancora il tempi della carta e dei faldoni polverosi. Una massiccia introduzione delle tecnologie negli iter processuali, invece, abbatterebbe costi e tempi. Il lavoro da fare, quindi è molto. Ma l’Ocse ci ricorda che non possiamo permetterci di aspettare oltre.

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