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Diritto di critica | October 14, 2019

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M5S senza pace, dopo la fuga di Zaccagnini, scoppia il "caso Roma"

M5S senza pace, dopo la fuga di Zaccagnini, scoppia il “caso Roma”

Beppe Grillo Il MoVimento 5 Stelle è senza pace. Non fa in tempo a gioire per la vittoria nella città siciliana di Ragusa che si ritrova con nuove defezioni in Parlamento e un “caso Roma” che sta facendo discutere non poco la base. Ragusa diventa il secondo capoluogo di provincia a “cadere” nelle mani del MoVimento. Una vittoria epica (il candidato Piccitto, ingegnere elettronico, ha preso il 70% dei voti) che salva la faccia ad un partito che nelle ultime elezioni amministrative si è ritrovato con metà delle preferenze conquistate nelle stesse città durante le politiche. Un successo sul quale, però, i grillini non fanno in tempo a festeggiare.

Fuga dal MoVimento. A rovinare subito la festa ci pensa Adriano Zaccagnini, deputato 5 stelle proveniente dal movimentismo di sinistra. Lascia anche lui, “ma solo dopo il voto siciliano”, come le altre due senatrici. E si vocifera che a seguirlo potrebbe essere presto anche Alessio Tacconi. Tutti diretti al gruppo misto. Ma non è tanto la fuoriuscita di Zaccagnini – il quale ha da sempre espresso una posizione critica nei confronti del MoVimento – quanto le sue parole. “M5S è Berlusconi 2.0”, spiega il parlamentare ex 5 stelle, alludendo alla versione aggiornata di un “partito-azienda” che assomiglia a Forza Italia del 1994.

Berlusconi 2.0. “Non lo faccio per la diaria, ho già fatto il bonifico”, spiega Zaccagnini a La Repubblica. “Lascio perché a me non piace fare il criceto in gabbia. Non ho mai accettato di lavorare nelle multinazionali e sono finito in un movimento aziendalista”. Il deputato, se da una parte salva Beppe Grillo (“Non ho nulla contro di lui, ho contestato la gestione dello staff e la strategia politica calata dall’alto”), non lesina critiche a Gianroberto Casaleggio: “Ho letto la sua intervista, sul vincolo di mandato ha tesi che portano avanti gli eversivi, i pidduisti e quindi scappo via di corsa. Dopo 20 anni di berlusconismo, non poteva che nascere un Berlusconi 2.0”.

Il “caso Roma”. E, come se non bastasse, dopo appena altre 24 ore, scoppia ieri una nuova polemica. Tutta “colpa” di Ignazio Marino che ha avuto l’idea di dare al MoVimento l’assessorato di Roma Capitale. Così De Vito, ex candidato 5 stelle al Campidoglio e gli altri consiglieri stellati hanno deciso di chiedere agli attivisti capitolini se aprire o meno alla proposta del sindaco. Ma il sondaggio in corso è stato interrotto da Beppe Grillo in persona che, con un post secco e asciutto sul suo blog, ha sconfessato De Vito e l’idea di chiedere alla rete sul da farsi. “Il MoVimento 5 Stelle non fa alleanze, né palesi né tantomeno mascherate, con alcun partito, ma vota le proposte presenti nel suo programma. L’unica base dati certificata coincidente con gli attivisti M5S e con potere deliberativo è quella nazionale. Il voto chiesto da De Vito on line non ha alcun valore”. E pensare che la consultazione online vedeva prevalere i Sì.

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