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Diritto di critica | August 4, 2020

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Derivati, per Ft l'Italia rischia 8 miliardi di debiti

draghi euroSembra il remake dello scandalo Montepaschi, ma in grande. Secondo un documento riservato pubblicato dal Financial Times, il Governo italiano avrebbe aggiustato i conti tra il 1995 e il 1998 con contratti capestro su derivati: oggi, il costo dell’operazione è di 8 miliardi di euro. Ad avvalorare la soffiata, le indagini della Guardia di Finanza, che da aprile cerca risposte al Ministero del Tesoro. Una mina vagante per Draghi, impegnato nella crociata “morbida” alla Bce: lui sapeva?

La pietra dello scandalo. Secondo il documento pubblicato dal Financial Times, l’origine del buco di 8 miliardi sarebbe da ricercare negli ultimi anni Novanta. Per centrare gli obiettivi di bilancio imposti da Maastricht, il Governo italiano “falsificò” i conti pubblici, facendosi anticipare dalle banche denaro per coprire il deficit. Un’operazione che ci consentì, in tre anni (1995-98), di passare da 7,7% di deficit al 2,7%, ed entrare quindi – per il rotto della cuffia – nell’area euro. Per ottenere i prestiti, però, il Governo dovette rinegoziare contratti su derivati in termini svantaggiosi, a tassi più alti: oggi quei tassi hanno raggiunto, con gli interessi, il peso di 8 miliardi di euro. Una manovra finanziaria d’agosto.

Dubbi. Ad avvalorare la tesi del FT, ci sarebbero le indagini della Guardia di Finanza, che sta lavorando in gran segreto da aprile sul dossier. Ma dubbi sorgono su tanti aspetti del “leak” appena pubblicato. In primis, il Ft sottolinea come all’epoca il direttore generale del Tesoro era Mario Draghi, ex governatore della Banca d’Italia e attuale presidente della Bce. Come a dire – lui sapeva e ha taciuto. Una bordata che ha un timing preciso: proprio in questi giorni Draghi sta pressando tutti i partners europei – tedeschi in testa – per allentare i vincoli di prestito della Bce e arrivare ad una forma soft di eurobond (prestiti ai paesi in difficoltà, tramite acquisto di titoli di stato da parte della Bce). Londra non ha particolare interesse a vedere l’Eurozona unita su questo tema: con la sua sterlina, può tenersene fuori. Un calo del rischio default in Europa, invece, potrebbe rendere meno appetibili i titoli inglesi e ridurne il valore.

In secondo luogo, prima di accusare Draghi, è il caso di ricordare che dal 1998 in poi i derivati dello scandalo sono passati per le mani di quattro o cinque ministri dell’Economia, da Tremonti a Monti stesso. Tutti loro hanno toccato con mano il buco crescente, lo hanno nascosto e hanno tirato dritto. Era già difficile far quadrare i conti, senza metterci dentro pure questo.

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