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Diritto di critica | September 27, 2020

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Ior, in manette un monsignore, un broker e una spia

scarano

L’Istituto delle Opere Religiose ci ricade ancora. A trent’anni dallo scandalo Marcinks-Calvi-Banco Ambrosiano, le indagini della Procura di Roma hanno portato alla luce un giro di riciclaggio di denaro dalla Svizzera, per un valore di 20 milioni di euro trasferiti tramite jet privato in contanti oltre dogana. In manette un ex carabiniere dell’Aisi, i servizi segreti interni; il broker Giovanni Carenzio, indagato anche dalla Corte Spagnola per riciclaggio, truffa e corruzione; dulcis in fundo, il monsignor Nunzio Scarano, salernitano, già indagato nella città partenopea per riciclaggio di denaro da imprese locali.

Il broker. Scarano e Carenzio sembrano le menti dell’operazione, mentre il carabiniere Giovanni Maria Zito avrebbe fornito l’appoggio logistico. Cominciamo da Carenzio, broker italiano specializzato in operazioni offshore. Lo troviamo nelle cronache mondane al fianco di Elisabetta Caltagirone, discendente diretta del magnate edile romano, nel 2007; poi nel 2011 è coinvolto in un’indagine della Polizia Tariffaria delle Canarie, sotto giurisdizione spagnola. Qui avrebbe truffato due famiglie di Tenerife, facendo sparire il malloppo in Svizzera attraverso canali vietati. L’accusa è di corruzione e riciclaggio internazionale di denaro: il processo è rallentato a causa dei documenti distrutti – pare – dallo stesso Carenzio.

Il monsignore. Nunzio Scarano incontra Carenzio nel 2012. E’ un sacerdote di “vocazione tarda”; prima di essere ordinato nel 1987, ha lavorato per la Banca d’America in Italia. Esperto del mondo finanziario, ha fatto carriera all’interno dell’Apsa, l’Agenzia per la gestione del patrimonio immobiliare della Chiesa, vera banca vaticana dopo la “dieta dimagrante” imposta allo Ior da Ratzinger. A fine maggio, però, viene sospeso dall’incarico, per motivi non meglio specificati. Nel frattempo, monsignor Scarano è finito nel registro degli indagati della Procura di Salerno, sua città natale. Qui il pm Elena Guarino ha trovato forti collegamenti in un’indagine sul riciclaggio di denaro ed evasione fiscale. Imprenditori della zona avrebbero infatti versato assegni da 10mila euro ciascuno sotto forma di donazioni, per poi vedersi restituire in contanti le stesse cifre dal prelato. Scarano è stato ascoltato dai pm, dichiarando di aver agito solo “per spirito di amicizia”, senza ricevere alcun interesse: ma il suo nome figura ancora tra gli indagati.

A Roma, le indagini parlano di un presunto accordo tra l’alto prelato e Zito per far rientrare dalla Svizzera 20 milioni di euro in contanti per conto di una “famiglia amica”: il trasferimento via jet privato avrebbe fruttato a Scarano un profitto di 400mila euro. L’indagine è un filone autonomo dell’inchiesta sullo Ior, ancora in corso. I reati contestati a Scarano, Carenzio e Zito sono di truffa, corruzione, calunnia, traffico internazionale di valuta.

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