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Diritto di critica | November 24, 2017

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Snowden in fuga, ora nessuno lo vuole

Snowden in fuga, ora nessuno lo vuole

snowdenLa talpa americana non chiederà asilo politico alla Russia. Putin ha chiarito a Snowden che il Cremlino non lo aiuterà ad oltranza: va bene la tappa temporanea (in cambio di informazioni riservate, è certo), ma ora deve andarsene. Secondo Wikileaks, Snowden ha chiesto asilo politico a 21 Paesi, compresa l’Italia: la Farnesina smentisce, la Norvegia conferma. Gli unici possibili sono il Venezuela, Cuba, la Cina e forse il Brasile. Ma è tutto da vedere.

Fine pit-stop. Snowden è rimasto “parcheggiato” abbastanza a lungo all’Aeroporto Sheremetyevo, ora se ne vada. Ufficiosamente è questo l’ordine di Vladimir Putin, che ha giocato la partita del protettore di fuggiaschi il minimo indispensabile per imbarazzare l’America: ora si torna alle cose serie. Gli Swat russi non cattureranno forzatamente Snowden per restituirlo a Washington, ma non lo proteggeranno più. In ballo ci sono le trattative con l’America per la Siria, sulle armi nucleari, sugli scambi economici tra i due Paesi. Non sarà Snowden a farle fallire.

Dove andrà? Le richieste a tappeto di asilo politico avanzate da Snowden allargano l’imbarazzo diplomatico. Tutti i Paesi contattati (Austria, Brasile, Bolivia, Cina, Cuba, Finlandia, Francia, Germania, India, Irlanda, Olanda, Nicaragua, Norvegia, Polonia, Spagna, Svizzera e Venezuela) devono rispondere. Se accettano, entrano nella lista nera di Obama e dell’intelligence statunitense, che potrebbe restituire il colpo con delle fughe di notizie altrettanto scomode. Se rifiutano, dovranno render conto all’opinione pubblica interna su quello che sembra una “resa” all’America. Solo chi può ignorare le due conseguenze (ad esempio perché, come il Venezuela o Cuba, è un regime autoritario) può star tranquillo.

La Farnesina nega tutto. Vecchio riflesso del nostro Ministero degli Esteri, negare tutto anche l’evidenza. Secondo la Farnesina, Snowden non ha mai fatto richiesta di asilo politico in Italia. Suona quantomeno strano, dopo l’ammissione norvegese di aver ricevuto la richiesta qualche ora dopo la pubblicazione della notizia su Wikileaks. Ma forse temporeggiare e vedere chi si fa avanti è una strategia vincente: non sarà dignitosa, ma è comoda.

Le ombre su Obama. Il caso Datagate sta rovinando la reputazione “democrat” di Obama. Il presidente che più contava su un rapporto trasparente con i cittadini si vede ora declassato ad un Nixon moderno (Tricky Baracky potrebbe essere il nuovo soprannome). Il viaggio in Africa avrebbe dovuto consacrare la sua immagine – legandola a Mandela, all’isola degli Schiavi, alle lotte d’indipendenza delle nazioni africane: è invece oscurato dalle rivelazioni di Snowden sullo spionaggio “in casa”. Rivelazioni che, annuncia la talpa, sono solo agli inizi. Finisce qui la favola di Obama?