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Diritto di critica | July 12, 2020

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Golpe in Egitto, l'America taglia gli aiuti economici

L’Egitto non ha più un Presidente né una Costituzione. Morsi è da ieri pomeriggio agli arresti domiciliari, il ministro della Difesa Abdel Fattahel Siss ha preso le redini del Golpe: la Costituzione rimarrà sospesa fino alle elezioni presidenziali. Nel frattempo, la Corte Costituzionale formerà un governo di coalizione ad interim. Washington avverte: se i militari non cedono il potere presto, congelerà tutti gli aiuti economici.

La piazza ha vinto(?). La rivolta di Piazza Tahrir ha ottenuto il suo scopo: il presidente Morsi è caduto. Non si è dimesso, come chiedevano le opposizioni, ma è finito agli arresti domiciliari allo scadere dell’ultimatum. Il primo presidente dei Fratelli Musulmani, durato al potere appena un anno, non ha retto alla tentazione del Rais, e si è trasformato da “primo presidente democraticamente eletto” del nuovo Egitto a dittatore. Il suo “golpe bianco”, con cui si era attribuito l’immunità dai veti costituzionali in nome della Rivoluzione, lo ha condannato, scatenandogli contro la mobilitazione di  Piazza Tahrir. In pratica, la distanza con Mubarak era diventata minima, il potere del presidente ben oltre il suo mandato. Ora, secondo El Baradei, portavoce delle opposizioni egiziane, la Rivoluzione del 2011 può ripartire verso “la vera riconciliazione”.

I rischi del Golpe. Gli scontri tra sostenitori e manifestanti anti-Morsi sono proseguite per tutta la serata di ieri, causando secondo le autorità altre 10 vittime. Lo stato di polizia imposto dai militari dovrebbe ridurre le violenze, ma la paura resta alta. Il rischio più grande è che i militari – oggi al fianco della piazza per deporre Morsi – rimangano alle leve del potere più del dovuto. E’ già successo dopo la caduta di Mubarak, l’Egitto rimase per un anno in attesa delle famose elezioni presidenziali, sotto un pugno di ferro militare che causò decine di morti. All’epoca si parlò di fallimento della Rivoluzione di Piazza Tahrir: ora il rischio è una replica non gradita di quelle violenze. Certamente, la sospensione della Costituzione annunciata da Siss non tranquillizza.

Stop ai fondi Usa. Il golpe potrebbe avere un risvolto economico immediato, e non positivo. Washington, per legge, non può fornire aiuti economici a Paesi in cui un golpe militare fa cadere un governo democraticamente eletto (ed è il caso di Morsi, eletto con il 51% dei voti l’anno scorso, nonostante i dubbi sulle urne). Si tratta di 1,2 miliardi di dollari in aiuti militari e 250 milioni di aiuti economici. Per l’Egitto in crisi politica intestina, sarebbe un colpo durissimo. Se il governo militare non manterrà la parola data, assicurano da Washington, non vedrà più un solo dollaro.