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Diritto di critica | August 15, 2020

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Nel Pdl nasce una fronda anti-Forza Italia. "Meno manager, più idee"

berlusconi rifonda Forza ItaliaLa presenza di Silvio Berlusconi nel centro-destra sta diventando sempre più ingombrante. Se è vero che il Cavaliere rimane l’unica risorsa che possa portare il Pdl (o come si chiamerà) alla vittoria, c’è chi scalpita dalle retrovie. Non nuovi leader alla Renzi, ma capibastone che vorrebbero un partito libero dal berlusconismo.

Cambiare per non cambiare. Così, se Marina Berlusconi non piace a tutti, anche la reggente Santanché non è amata soprattutto dai dirigenti del Pdl più filo-governativi. Ma, al di là della figura che siederà sul vertice della nuova creatura berlusconiana, c’è un problema di nome e di contenuti. Berlusconi sta preparando l’ennesimo maquillage politico: cambiare tutto perché nulla cambi. E rispolvera il nome evocativo di Forza Italia. Era poco più di un anno fa quando l’ex premier aveva commissionato sondaggi vari per capire quale nome potesse “scaldare il cuore” del proprio elettorato, visto che “Pdl” rimaneva e rimane una fredda sigla. Così, dopo vari tentativi e qualche variazione sul tema (“Italia, Forza!”) il Cavaliere ha deciso di tornare al passato.

La road map. Azzeramento dei vertici, Daniela Santanché reggente per la transizione e poi un presidente “controllabile”. Questa la road map di Berlusconi che è tentato seriamente da un passo indietro (qualcuno parla di una sua possibile elezione al Parlamento europeo per poter godere dell’immunità) ma non vuole lasciare la sua “creatura” in mano ad Alfano. Marina B. sarebbe la persona più adatta per i piani del Cavaliere. Ma la figlia e il nome “Foza Italia”, se in un primo momento hanno trovato un moderato entusiasmo tra gli esponenti del Pdl, non piacciono a tutti.

La rivolta. Scoppia così una bagarre interna. Non sono solo gli ex An (capitanati dalla Polverini) a esprimere più di una perplessità per la nascita del nuovo vecchio soggetto politico. Raffaele Fitto e lo stesso Cicchitto, ex fedelissimi del capo, attaccano Berlusconi pur se non frontalmente. Non piace la scelta di far calare il partito dall’alto. Cicchitto chiede che ci siano meno manager e più idee, in pratica “un partito radicato sul territorio”.

Maria Stella Gelmini gioca il ruolo del pontiere: “Non facciamo come il Pd. Rischiamo di entrare in un congresso permanente che ci porterà via consensi”. Ma rimane un fatto: Berlusconi, nonostante non abbia un credibile sostituto, pronto a prendere il suo posto, non è più quel leader amato in maniera incondizionata, ma un ostacolo reale al cambiamento.