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Diritto di critica | August 9, 2020

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Expo 2015, il segnale anticrisi malato di tangenti

expoSecondo la Bocconi, l’Expo 2015 dovrebbe consegnare all’Italia un prodotto aggiuntivo di 24 miliardi di euro e 200mila posti di lavoro in più. Se fosse vero, avrebbe ragione il Presidente Napolitano, ieri in visita al cantiere, che l’ha definita “una straordinaria occasione per unire Nord e Sud, per far uscire il Paese dalla Crisi”. Peccato che il cantiere è in gravissimo ritardo, rischia di non fare in tempo. Dulcis in fundo, la Procura di Milano ha aperto nell’ultimo anno due inchieste per turbativa d’asta e corruzione.

Promesse infrante. L’expo fu annunciato nel 2008 dall’allora sindaco di Milano Letizia Moratti. Avrebbe dovuto ricevere 4,1 miliardi di investimenti per il polo espositivo, 11 per rifare la rete di autostrade e infrastrutture della zona Milano-Rho-Pero, la creazione di due nuove metropolitane e l’allungamento di una già esistente; tutto questo avrebbe dovuto mettere l’Expo in condizione di ricevere oltre 29 milioni di turisti e staccare 70 milioni di biglietti d’ingresso. Ma per i primi tre anni, nemmeno i terreni erano pronti: all’interno del centrodestra si litigava su tutto, intorno alla torta dell’Expo. Anche riducendo il progetto, però, mancano i soldi. Ancora ad aprile 2013, l’80% dei fondi non è arrivato al consorzio Expo: lo Stato, in particolare, deve ancora versare 640 milioni di euro su circa 800 promessi. E si parte di leggi speciali.

Inchieste in corso. La Procura di Milano ha aperto a maggio 2012 un’inchiesta per turbativa d’asta e corruzione sul primo cantiere aperto: la Cmc di Ravenna ha infatti vinto il bando di gara con un ribasso d’asta di 58 milioni di euro, su 90 complessivi. Un ribasso eccessivo, secondo gli inquirenti, che pensano ad una fuga di notizie da parte di funzionari pubblici compiacenti e ad un “cartello” tra le aziende concorrenti. L’apertura del secondo cantiere, anch’esso con un ribasso d’asta del 41% “sospetto” (secondo la magistratura), porta alla seconda inchiesta: due su due, tutt’ora in corso ed entrambe centrate sulle dichiarazioni dell’imprenditore Locatelli. Un articolo di Fabrizio Gatti su Repubblica, poi, lega la Ventura Spa (tra le indagate della seconda inchiesta) alla mafia e ai politici di centrodestra Giancarlo Galan e Altero Matteoli.

Se anche l’Expo riuscirà a centrare l’obiettivo del 2015 (cosa dubbia a causa dei ritardi), resta comunque lontano dall’opportunità che Napolitano spera. Le ombre degli appalti truccati sono troppo larghe e oscurano tutto il progetto. Ci son risposte da dare, prima di inneggiare all’uscita dalla crisi o alla Capitale d’Europa, come Maroni continua a chiamare la Milano dell’Expo (che ancora ad oggi non s’ha da fare…).

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