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Diritto di critica | March 23, 2019

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Ma per Berlusconi il salvacondotto è dietro l'angolo

Ma per Berlusconi il salvacondotto è dietro l’angolo

BerlusconiIl 9 settembre Silvio Berlusconi quasi certamente non sarà espulso dal Senato e il governo non cadrà. Le larghe intese dureranno ancora per diverso tempo, nonostante quanto si va ripetendo da giorni sulla presunta fine politica del Cavaliere. “Tutto cambi perché nulla cambi”, come diceva il principe di Salina.

Le ragioni della sopravvivenza politica di Berlusconi e del governo Letta – nonostante le dichiarazioni di ieri del premier, tipico chiacchiericcio politico – sono più di una, con Napolitano che potrebbe non stare a guardare fornendo – in nome dell’interesse supremo del Paese – l’assist finale.

Ma andiamo per gradi: la legge Severino incombe come una spada di Damocle su Silvio Berlusconi e con il suo caso potrebbe vederne la prima applicazione. Ma basta fare un balzo indietro alle ultime elezioni per capire che invece il provvedimento che porta il nome dell’ex Ministro della Giustizia del governo Monti un’applicazione “dissuasiva” l’ha già avuta: il partito del Cavaliere, infatti, proprio per sfuggire gli strali della legge Severino non ha candidato né Dell’UtriBrancher, e nemmeno Salvatore Sciascia e Massimo Maria Berruti che sarebbero finiti sotto la tagliola della nuova legge. Adesso però il Pdl afferma che la legge Severino va approfondita, studiata, sviscerata per capire se sia davvero applicabile e se la retroattività sia valida. Come se non la conoscessero.

Presa per buona la tesi secondo cui il partito di Berlusconi solo adesso si accorge della necessità di approfondire la legge Severino – e sì che il Pdl  trabocca di avvocati e giuristi – è più che evidente come i fedelissimi del Cav stiano indicando alla Giunta per le Elezioni la strada da percorrere: prendete tempo, riesaminate la legge e il governo non cadrà. E se da un lato il premier Letta dichiara che nessuno potrà salvare Berlusconi, la realtà dei fatti è un’altra, tanto che il 10 settembre il Cav. potrebbe ancora essere dov’è. Ma c’è di più. Il giuoco delle parti, infatti, potrebbe far sì che dalla Giunta la legge venga addirittura spedita alla Corte Costituzionale per una valutazione, allungando ulteriormente i tempi.

Certo – si obietterà – c’è la pena che nel frattempo diventerebbe operativa. Ed ecco che qui entrerebbe in gioco Giorgio Napolitano: invece di dare la grazia – provvedimento politicamente disastroso – il presidente della Repubblica potrebbe scegliere una via ben più obliqua senza toccare la pena inflitta dai giudici ma commutandola in pena pecuniaria. Un colpo durissimo anche per la ridefinizione della pena accessoria sull’interdizione dai pubblici uffici che a quel punto rischierebbe di finire su un binario morto.

Come dire: per Berlusconi il margine di manovra è ancora ampio. E al di là della chiacchiera politica buona per i titoli di giornale, lo sanno tutti.

Twitter@emilioftorsello

 

Comments

  1. Alberto

    Ormai la politica e la Giustizia in Italia sono arrivate ad un tale livello di schifo e di decomposizione che niente può ancora fare notizia. Anche l’ipotesi della grazia non farebbe poi cambiare molto : Napolitano resterebbe il peggiore presidente della repubblica che questo paese sgangherato abbia mai visto e La sinistra si confermerebbe partito unico dell’inciucio politico e della poltrona a tutti i costi, perseguendo con tenacia i fini politici di un ristretto gruppo di economisti, banchieri e padroni che mirano ad arricchirsi e basta , affossando tutti i paesi dell’Europa mediterranea, portandoli a livelli sociali da 3°mondo.