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Diritto di critica | May 30, 2020

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Il pantano siriano e quel dubbio sulla data dei video degli attacchi chimici

siriaDichiarazione durissima da parte del Segretario di Stato Usa John Kerry in riferimento all’attacco chimico avvenuto la scorsa settimana nella zona di Ghouta, nei pressi di Damasco, con un bilancio di 355 morti e numerosi intossicati: “ Ciò che abbiamo visto in Siria la scorsa settimana dovrebbe sconvolgere la coscienza del mondo. E’ una sfida a qualsiasi codice morale”. Kerry ha inoltre aggiunto che esistono filmati che dimostrano un tale utilizzo e gli Stati Uniti sono ben consapevoli del fatto che il regime siriano è in possesso di tali armamenti.

Rincara la dose il Segretario per gli Affari Esteri britannico William Hague affermando che il governo crede che l’attacco sia stato messo in atto dal regime; un attacco che non può essere ignorato dalla società civile.

Il regime siriano ha autorizzato la visita degli ispettori Onu che si sono recati presso il sito dove è avvenuto l’attacco chimico nella mattinata di lunedì. Un attacco a colpi di fucile su un’auto dell’Onu da parte di un cecchino avrebbe però portato gli ispettori a sospendere il sopralluogo.

In ogni caso gli Stati Uniti sono convinti che l’ispezione sarebbe comunque arrivata in ritardo e il regime siriano avrebbe avuto tutto il tempo per eliminare le potenziali prove di un proprio coinvolgimento, facendo riferimento al fatto che le autorità siriane avrebbero permesso agli ispettori Onu di visitare la zona colpita soltanto cinque giorni dopo il sospetto attacco. Il regime di Damasco ha puntato il dito contro bande armate legate ai terroristi mentre i Comitati locali accusano le milizie filo-regime.

Se dunque Stati Uniti e Gran Bretagna sembrano voler spingere per una soluzione militare, l’Italia è più cauta, come emerge dalla riunione a Palazzo Chigi tra Enrico Letta, Angelino Alfano e i ministri Emma Bonino e Mario Mauro. Condanna totale per quanto riguarda l’atteggiamento di Bashar al Assad ma è necessario ricorrere a una soluzione che abbia un mandato internazionale. In giornata i ministri di Esteri e Difesa avevano messo in guardia da un’azione militare che non abbia una copertura del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, definita “impraticabile da Emma Bonino che ha invitato alla prudenza in quanto un intervento militare in Siria avrebbe ripercussioni drammatiche.

Il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavarov intanto insiste su una soluzione diplomatica e afferma che l’Occidente non ha alcuna prova del diretto coinvolgimento del regime siriano nell’attacco chimico. Servono indizi univoci sul coinvolgimento di Assad, da presentare all’Onu. Senza di questi un intervento Occidentale sarebbe assolutamente illegittimo.

Nella giornata di sabato la tv di stato siriana aveva dichiarato che armi chimiche erano state rinvenute all’interno di un tunnel dei ribelli nei sobborghi di Damasco e che alcuni soldati dell’esercito governativo erano rimasti intossicati.

Spunta intanto uno strano particolare che ha destato molte perplessità; centinaia di video che documenterebbero l’attacco chimico del 21 agosto, presenti su un canale di YouTube dal nome “Majles Rif”, risulterebbero essere stati caricati il 20 agosto, dunque un giorno prima dell’attacco.

La tempistica attribuita ai video caricati fa riferimento a giorno e ora del paese da cui è stato effettuato l’upload. Se l’attacco è avvenuto nelle prime ore della giornata del 21 agosto, l’unica spiegazione potrebbe essere che i video siano stati caricati da una località con fuso orario precedente a quello siriano. Secondo il portavoce del Ministero degli Esteri russo Aleksandr Lukashevich, questo elemento dimostrebbe una provocazione “pre-programmata” che scredita le accuse dell’Occidente.

Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna si trovano dunque davanti all’ennesimo possibile attacco nei confronti di un regime accusato di possedere e utilizzare armi di distruzione di massa (WMD), una situazione che non può non far riemergere ricordi legati all’attacco all’Iraq nel 2003. In quel caso prove evidenti del possesso di armi chimiche da parte di Saddam Hussein non vennero mai trovate.

Comments

  1. Gustavo Gesualdo

    Siria, Assad l’arabo e la primavera chimica.
    La Siria progetta armi chimiche nel sito di ricerca di Damasco.
    La Siria produce armi chimiche nei seguenti siti:
    Al Safir, Latakia, Lidlib, Homs.
    La Siria conserva le armi chimiche prodotte nei seguenti siti di stoccaggio:
    Al Furqlus, Khan Abu Shamat.
    La Siria ha usato armi chimiche contro la popolazione inerme nei seguenti siti:
    Aleppo, Al Safir, Damasco (rapporto ONU).
    Quando si prendono posizioni senza guardare ai dati comprovati e alla realtà, il rischio di pregiudizi ideologici a fondamento di certe convinzioni è molto più che elevato:
    raggiunge il punto di una ragionevole certezza.
    Gustavo Gesualdo
    alias Il Cittadino X