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Diritto di critica | September 22, 2019

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Quando la diversità fa paura, ad iniziare dalla scuola

Quando la diversità fa paura, ad iniziare dalla scuola

scuola-riscaldamento-provincedi Francesco Ruffinoni

«Sono episodi spiacevoli che danneggiano gli italiani e la scuola tutta». Parole chiare, parole forti, pronunciate dal ministro dell’istruzione Maria Chiara Carrozza. Parole condivisibili. Del resto, come si fa a non rammaricarsi per l’ennesimo atto di egoismo sociale e di presunzione umana?

“No al bambino autistico in classe”. La notizia, raccontata il 22 settembre dal Mattino, è esemplificativa: diversi giorni fa, alcuni genitori della scuola elementare Sequino di Mugnano (NA) hanno chiesto, ottenendolo, il nulla osta per iscrivere i loro figli in altri istituti. Il motivo? Non vogliono che stiano in classe con un bambino affetto da autismo. I genitori si erano già rivolti alla dirigente, Maria Loreto Chieffo, per far sì che i loro bambini cambiassero sezione perché, a loro parere, la presenza in classe di un bimbo disabile avrebbe penalizzato lo svolgimento delle lezioni. La preside non li ha accontentati e loro hanno ritirato i figli. Il direttore scolastico regionale Diego Bouché, schieratosi a fianco della Chieffo, si è offerto di inviare, presso Sequino di Mugnano, altri insegnanti di sostegno. Pare, però, quella dei genitori di Napoli, essere una scelta definitiva (già dall’inizio di settimana scorsa, sei ragazzi su venti sono andati via), impermeabile alle tante proteste che, in questi giorni, si sono levate da genitori e associazioni in favore dell’integrazione. Laconico Toni Nocchetti, promotore dell’associazione “Tutti a scuola”, particolarmente battagliera sul fronte dell’integrazione dei disabili: «Non sanno di avere in classe qualcuno che è una risorsa per i loro ragazzi».

Discriminare le diversità. In un mondo sempre più omologato il rispetto della diversità può solo contribuire all’educazione degli uomini di domani. I genitori di Napoli possono mentire a loro stessi, continuare ad affermare che la loro non è discriminazione, ma lo è. Serpeggia un’ombra di meschina arroganza, dimentica di cristiana umanità. Vengono in mente le parole di Lorenzo Milani, quelle spese in difesa dei ragazzi più deboli: «Se si perde loro la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati». Perché il problema è proprio questo: se la scuola perde la propria vocazione, ovvero quella di istruire chi istruito non è, senza distinzioni di sorta, come può ancora definirsi scuola?

“Troppi stranieri”. Ma il nodo scuola-integrazione non riguarda solo la zona partenopea: pure a Costa Volpino (BG), qualche settimana fa, alcuni genitori avevano ritirato i propri bambini dalla scuola Corti, a causa dell’eccessiva presenza di stranieri in aula. Situazione “risolta” attraverso lo smistamento dei ragazzi stranieri, originari di quattro diverse nazionalità (Marocco, Albania, Bosnia e Romania), in due diverse classi di un altro plesso.

Solidarietà verso Buscè e verso la famiglia dell’alunno è stata espressa, come già accennato, pure dal ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza: «Vogliamo capire meglio quello che è accaduto, ma la soluzione non può essere quella di cambiare sezione perché c’è in classe uno studente disabile». La soluzione, infatti, non è questa. Il tutto dovrebbe partire dal rinnovamento culturale di questo Paese, attraverso autentiche campagne di sensibilizzazione e di informazione e attraverso adeguati stanziamenti di risorse per la scuola. Intanto, comunque, sembra che alcuni bambini della scuola elementare Sequino di Mugnano abbiano perso una buona occasione per crescere. Sanno chi ringraziare.

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