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Diritto di critica | February 16, 2020

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E se Mario Monti avesse ragione?

montiSull’Imu ha ragione lui. “È un governo succube”, spiega Mario Monti. Succube del populismo di Berlusconi. Così, anche se il capo del centro-destra sta vivendo la sua parabola discendente, continua ad imprimere il suo volere su un governo che sta, oramai, tirando a campare.

Il populismo, un freno al governo. Il nodo fondamentale, secondo Monti è la questione dell’Imu. “Il governo sull’Imu si è inginocchiato al Pdl. Si scrive Letta e si legge Brunetta”, ha dichiarato ieri intervistato da Lucia Annunziata. A questo punto il professore non poteva rimanere a guardare. In primo luogo perché questo governo ha “sfasciato” quello che lui aveva fatto, solo un anno prima. È una questione di coerenza. Ma soprattutto una questione di serietà. A Monti non vanno giù le sparante populiste berlusconiane ad iniziare proprio dall’Imu. “Sull’Imu Letta si è inginocchiato davanti al Pdl, non potendo fare una manovra incisiva sul cuneo fiscale e sull’Iva”, spiega con chiara – ed inusuale – semplicità il professore. “Letta fa bene a mantenere i conti a posto, ma serve la crescita, e per questo servono le riforme.”, conclude. Ha ragione, ma anche lui, allo stesso modo, quelle incisive riforme non è riuscito a farle.

La grande coalizione non può funzionare. Letta e Monti sono le vittime designate di una grande coalizione che non può funzionare. Il meccanismo si inceppa soprattutto per la presenza di Berlusconi. Ma le resistenze al cambiamento non hanno bandiera. E, se oggi è il Pdl a tirare il freno a mano, domani potrebbe essere il Pd, nel momento in cui si dovranno toccare le pensioni o rivedere le leggi sul lavoro. Una serie infinita di veti incrociati che tengono in vita un governo che dà la parvenza di garantire stabilità ai mercati finanziari, dimenticandosi però che le persone interagiscono con l’economia reale.

Il declino dell’Italia. L’economia reale ci racconta che il nostro Paese soffre di un declino industriale al momento inarrestabile. Resiste l’export, ma cala il mercato interno, principalmente per l’alto tasso di disoccupazione frutto in parte per la mancanza di investimenti esteri. Abbiamo una legislazione e una burocrazia che non favoriscono lo sviluppo industriale e l’arrivo dei capitali. Abbiamo una giustizia civile lenta e inefficace. Abbiamo uno dei più alti cunei fiscali al mondo che rende il costo del lavoro insopportabile per molte piccole e medie imprese.

Salvare aziende e lavoratori. Il taglio del cuneo fiscale si poteva fare subito e si è fatto. Ma se i soldi sono pochi – anche perché molti di questi sono stati utilizzati per coprire la cancellazione dell’Imu – l’effetto sarà scarso. Il governo – e su questo l’analisi di Mario Monti è cristallina – ha preferito accogliere le richieste del Pdl spostando nuovamente il carico fiscale dalla proprietà alla produzione. Negli altri paesi europei l’Imu (o qualsiasi legge simile sulla proprietà) c’è da diversi anni. Se è vero che tassare la prima casa è sempre odioso, ciò ha permesso – come in Francia – di ridurre il cuneo fiscale e dare competitività alle imprese e più soldi ai lavoratori. Solo in Italia l’Imu diventa una questione di Stato. Non è che accontentando i pensionati italiani si fa ripartire la macchina. Questa riparte se si rimettono al centro dell’agenda politica le aziende e i lavoratori.

Così, in nome della stabilità, si tira a campare, sperando che passi “‘a nuttata”. Ma non c’è più tempo: la crisi non si risolve da sola, non questa crisi, non in Italia. Serve un vero segnale di cambiamento.

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