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Diritto di critica | April 3, 2020

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Reddito di cittadinanza, serve una riflessione seria

Reddito di cittadinanza, serve una riflessione seria

Manifestazione dei lavoratori precari del settore scuolaRispunta il reddito di cittadinanza. Cavallo di battaglia dei 5 stelle durante le ultime elezioni, per mesi era sparito dall’agenda politica. Ora i grillini provano ad inserirlo nell’agenda politica del Parlamento. Non sarà facile e non sarà facile proteggere il dibattito da stupide demagogie. Il concetto di reddito di cittadinanza è una cosa seria.

La cassa integrazione non basta più. In Italia il sistema di ammortizzatori sociali guarda maggiormente alla protezione del posto di lavoro, più che alla difesa del lavoratore. La cassa integrazione, infatti, è uno strumento che, da una parte aiuta il lavoratore a non perdere il proprio posto, dall’altra l’impresa ad affrontare le crisi aziendali senza licenziare. Sembrerebbe un sistema equo eppure non lo è. In primo luogo la cassa integrazione aiuta le aziende in crisi a non perdere capitale umano, aumentando di fatto la loro inefficienza. In secondo luogo, con le varie riforme del lavoro che hanno creato un sistema duale, tra garantiti e non garantiti, la cassa integrazione non ha più una copertura universale ma protegge di fatto solo certe categorie escludendo i precari e le partite Iva.

Il reddito di cittadinanza. Modificare gli ammortizzatori sociali per chi perde il lavoro o per chi non lo riesce a trovare è fondamentale e urgente. Ci sono due strade, un sistema legato appunto alla cittadinanza ed un altro legato al mondo del lavoro. Il primo riguarda l’erogazione di un contributo economico per tutti i cittadini maggiorenni inoccupati o che il loro reddito sia inferiore al contributo stesso. Si tratta, però, di un sistema rischioso in quanto non stimola la ricerca di un impiego e rischia di disincentivare lavori part-time, oltre ad avere costi esorbitanti per le casse dello Stato.

Il reddito minimo garantito. Un sistema più efficace, già applicato in altri paesi, è il contributo di disoccupazione per tutti i lavoratori, indipendentemente dal tipo di contratto. Si tratta di un sistema che consente a tutti coloro che perdono il lavoro, di avere un contributo che decresce con il tempo e che viene azzerato nel momento in cui il disoccupato dovesse rifiutare il lavoro proposto dall’ufficio per l’impiego. I lavoratori verrebbero, così, incentivati a cercare un’occupazione o ad accettare il lavoro che gli viene proposto.

Non è la panacea di tutti i mali. Il reddito minimo garantito o il reddito di cittadinanza non risolvono i grossi problemi economici che affliggono il nostro Paese. In parte possono stimolare le aziende ad essere più efficienti e possono aiutare i disoccupati a superare un periodo difficile. Ma non sono la soluzione, come talvolta M5S ha indicato. “A Taranto chiudiamo l’Ilva e diamo a tutti un reddito di cittadinanza”, si disse in campagna elettorale. Ma in situazioni come quella pugliese o dove le aziende chiudono per crisi, l’obiettivo ultimo di chi governa non è la carità verso i disoccupati, quanto cercare di creare le condizioni per incentivare le imprese a produrre in Italia. Passa proprio qui la sottile linea di confine tra una battuta populista e una proposta lungimirante. Per questo è il momento di aprire un serio dibattito nel Paese. Senza pregiudizi.

Comments

  1. ciruzzo

    in un ottica lavorista è chiaro che venga tacciata di populismo
    se invece si cerca di cambiare paradigma è la base della costruzione di una società futura che vede il reddito come diritto civile.
    spero che tutti ci si sia resi conto che ciò che chiamiamo post fordismo da decenni ormai non esiste più e occorre cambiare drasticamente rotta.
    questo implica anche rivedere la posozione che il “lavoro” tradizionalmente inteso ha nella costruzione di una società sana e libera.

    in Svizzera propongono addirittura questo:
    [link moderati]

  2. ciruzzo

    ho mandato un mio commento circostanziato e approfondito con tanto di links e senza nessun insulto, che andava un poco oltre l’analisi dell’articolo e non è stato pubblicato.
    curioso che il sito si chiami “diritto di critica”

    • PaoloRibichini

      Ci scusiamo per l’inconveniente. I link, tranne casi eccezionali, vengono moderati. Disqus ha provveduto alla moderazione preventiva e quindi il commento non era stato pubblicato. Abbiamo provveduto manualmente