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Diritto di critica | May 24, 2019

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La quasi impossibile sfida di Alfano, "Farai la fine di Fini"

La quasi impossibile sfida di Alfano, “Farai la fine di Fini”

alfano-logo-pdlOramai la frittata sembra fatta. La scissione nel Pdl sembra sia arrivata a compimento. Manca di fatto solo l’ufficializzazione che tarda a giungere perché Angelino Alfano, da buon democristiano, non vuole apparire come l’uomo della rottura. Sarà compito di Berlusconi strappare con il suo ex delfino. Perché tutte le colombe “ribelli” continuano ad incensare il Cavaliere (“E’ il nostro unico leader, vittima di una persecuzione giudiziaria”) ma lanciano messaggi inequivocabili.

“Il centro-destra se mue. La rottura, quindi, è imminente. Così il Cav avverte i ribelli: “Farete la fine di Fini”. Un messaggio ambiguo che lascia intendere non tanto che si stia scagliando su di loro una campagna di stampa stile “Metodo Boffo 2.0”, quanto per il fatto che ancora oggi, elettoralmente parlando, il centro-destra è quasi esclusivamente Silvio Berlusconi. Lasciare la persona che ha permesso di vincere tante battaglie elettorali negli scorsi anni e che ancora oggi permette al Pdl/Forza Italia di essere il secondo partito italiano, significa percorrere una strada irta di ostacoli, una strada che ha già segnato la morte politica di molti leader di questo strano e “molto italiano” centro-destra. Il primo più celebre è stato certamente Gianfranco Fini. Sembrava rappresentare l’alternativa al berlusconismo e una concreta possibilità di realizzare un centro-destra europeo. È durato due mesi e tanti articoli in prima pagina. Ora è fuori dal Parlamento e il suo partito di fatto non esiste più. Prima di lui Marco Follini aveva alzato la testa. Il risultato ottenuto è stato quello di candidarsi con il Pd e finire nel cassetto dei leader dimenticati. Solo Pierferdinando Casini è riuscito a sopravvivere e a segnare importanti risultati nella sua battaglia contro il Cav. Il suo destino politico ha incrociato Mario Monti (possibile leader di un centro-destra de-berlusconizzato). L’alleanza con il professore ha segnato la fine di fatto della loro esperienza politica ai vertici. Scelta Civica si sta lentamente sgretolando mentre l’Udc quasi non esiste più.

Riuscire dove gli altri hanno fallito. Per Alfano e gli altri, in gran parte “giovani” quarantenni che si stanno spendendo anche per una battaglia generazionale interna al centro-destra sull’onda di Matteo Renzi, il percorso è quindi minato. Dovranno riuscire dove celebri predecessori hanno miseramente fallito. Per questo il vicepremier cerca in ogni modo di non apparire come l’ennesimo “traditore”. Parla del Cav sempre con rispetto ma con determinazione. La comunicazione in questa fase non è importante, è fondamentale. E certamente Alfano sa che potrà avere più tempo davanti a lui rispetto a Gianfranco Fini e più visibilità (visto che siede sugli scranni del governo). Il problema riguarda il voto. Se la rottura si sostanzierà entro la fine del 2013 Alfano dovrà considerare se candidare una sua lista alle elezioni europee (non potrà usare il simbolo del Pdl che è confluito in Forza Italia) e rischiare un clamoroso flop che potrebbe azzopparlo subito e per sempre. Meglio puntare alle elezioni politiche che appaiono ancora lontane.

L’alleanza dei “gemelli diversi”. Il migliore alleato di Alfano oggi è quindi Enrico Letta. Entrambi giocano una partita rischiosa e cruciale. Alfano sa che il successo della sua operazione anti-Cav è determinato dal successo del governo nell’economia. Idem per Letta nella sua battaglia silenziosa anti-Renzi. E, se il governo non dovesse ottenere i risultati sperati, sarà comunque determinante l’effetto tempo: il carisma renziano e quello berlusconiano potrebbero sgretolarsi nei prossimi anni e determinare una situazione più favorevole per i due “gemelli diversi” della politica italiana.