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Diritto di critica | August 10, 2020

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Le lobby all'attacco: un aiutino alle sigarette elettroniche. Ora tocca alle spiagge

sigaretta-elettronicaÈ l’ora delle lobby. A novembre si scatenano per far rientrare nella legge di stabilità qualche interesse particolare che raramente coincide con l’interesse collettivo. Le lobby hanno i loro parlamentari di riferimento che, con fare da grandi statisti, spiegano che la scelta di certi provvedimenti coincide con maggiori libertà per tutti.

Quando l’emendamento puzza. Quest’anno – e fino ad ora – sono due gli emendamenti che emettono un sentore strano e sospetto: l’abolizione del divieto del fumo della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici e la vendita delle spiagge italiane. Il primo è stato approvato, il secondo sta trovando alcune difficoltà in Parlamento.

“Libertà di svapare, anche al ristorante”. È stato Giancarlo Galan del Pdl a proporre l’abolizione di un divieto introdotto dal governo Letta. Infatti, dopo anni di assenza di regole in materia, con persone che “svapavano” al ristorante, nei bar, nei treni e anche negli ospedali, l’esecutivo ha messo alcuni paletti, parificando la sigaretta elettronica al fumo tradizionale, imponendo gli stessi divieti. Così, un settore lasciato per tanto tempo senza regole ed esploso, si è ritrovato con tanti paletti e qualche tassa in più. “Ho ritenuto importante dare un contributo, in termini legislativi, da convinto liberale quale sono, ad un nuovo modo di fare impresa, subito pesantemente tassato, senza gravarlo con una regolamentazione ostruzionistica”, spiega il liberale Galan. “Ma non mi permetto di dare alcun giudizio medico scientifico su questo prodotto”, conclude. Infatti, al momento non ci sono studi univoci circa la sicurezza per la salute delle sigarette elettroniche.

E la salute? Non è chiaro, infatti, se sostanze presenti nel vapore che esce dai piccoli apparecchi siano del tutto innocue, mentre è certo che alcuni prodotti cinesi contengano sostanze cancerogene, diversamente da quanto dichiarato sull’etichetta, come provato dall’americana Food and Drug Administration alcuni anni fa. Inoltre, parte di queste sigarette elettroniche contengono nicotina, anche se in percentuali decisamente inferiori rispetto alle sigarette tradizionali. Il liberale Galan, quindi, favorisce chi vuole fumare la sigaretta elettronica al chiuso, ma costringe gli altri a respirare indirettamente sostanze di cui non siamo sicuri circa la loro sicurezza, oltre alla nicotina. Chissà perché in questo caso non vale il principio di precauzione.

Le spiagge in (s)vendita. Dibattito in corso, invece, per la vendita delle spiagge ai privati. Si dice che la vendita serva per far cassa, in un momento in cui lo Stato ha bisogno di trovare risorse per ridurre il debito pubblico. Eppure, lo Stato, dalle spiagge, potrebbe ricavare molto più gettito senza venderle. I 25mila stabilimenti balneari fatturano circa 2 miliardi di euro ogni anno, per un guadagno per le casse pubbliche di soli 97milioni, pari al 3% dei ricavi dei gestori. Briciole. Basterebbe triplicare i canoni di affitto per avere un gettito più elevato e per un periodo indefinito, garantendo la proprietà pubblica delle spiagge e il diritto di tutti alla balneazione. Non a caso l’emendamento che doveva rimpinguare le casse dello Stato era stato presentato da Manuela Granaiola del Pd, vicinissima agli interessi degli imprenditori balneari. C’era aria di svendita.

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