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Diritto di critica | February 16, 2020

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No alla violenza sulle donne, il documentario "Marta's suitcase" - Diritto di critica

No alla violenza sulle donne, il documentario “Marta’s suitcase”

images«Sono stata investita, sgozzata e pugnalata. Dal padre delle mie figlie». Nudo e crudo, il racconto della protagonista di “Marta’s suitcase” è il nostro simbolo nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Onu domenica 25 novembre. Promosso da CineAgenzia nell’ambito del Festival di Internazionale, il documentario diretto dal tedesco Günter Schwaiger sta ottenendo un ampio consenso in giro per l’Italia, con il tour “Mondovisioni – I documentari di Internazionale”, ed è attualmente nelle sale cinematografiche spagnole.

Il lavoro è doppiamente valido ed illuminante: da un lato il racconto di Marta, spagnola dell’Andalusia, vittima per anni del suo ex marito e terrorizzata all’idea che lui presto uscirà dal carcere; dall’altro le testimonianze degli psicologi del Centro per la prevenzione delle violenze di Salisburgo, in Austria, che cercano, attraverso un consultorio maschile, di lavorare sull’interiorità e modificare il comportamento violento degli uomini che si presentano per farsi aiutare.

Quella di Marta è una storia di quotidiani maltrattamenti psicologici, piccole umiliazioni, ricatti. E la cosa che più colpisce è che il marito non le mette mai le mani addosso. Poi, dopo la separazione chiesta da lei, esplode. L’aspetta in strada, la investe, scende dall’auto, le taglia la gola e l’accoltella alla schiena. Marta sopravvive, ma porta su di sé i segni fisici e quelli psicologici. Il carnefice va in prigione, ma ora che sta per uscire Marta dovrà nascondersi, fuggire, combattere con la paura, come fa ogni giorno da anni: «Lui mi ha quasi ucciso, e sono sicura che ci riproverà, ma sono io a dover scappare perché non ho nessuno che mi protegga. La verità è che noi donne non siamo tutelate. Perché un politico ha la guardia del corpo e io no?».

“Marta’s suitcase” mostra tutti gli aspetti di una violenza: la vittima e il suo tentativo di ricominciare a vivere; i carnefici e la loro incapacità di gestire le emozioni e di interagire socialmente: «Mi ha molto colpito, come uomo, l’affrontare anche la controparte maschile – ha raccontato il regista – e cercare di capire cosa succede in un uomo violento, cosa lo porta alla violenza. A Salisburgo ho visto psicoterapeuti, investigatori, giudici e assistenti sociali confrontarsi per cercare una soluzione, unendo esperienze e punti di vista differenti. Dal modo in cui funziona questa collaborazione molto si può imparare».

Un documentario prezioso, che indaga a fondo quello che è un grave problema sociale, trasversale ad ogni latitudine, ad ogni classe, ad ogni donna: «Il caso di Marta è significativo perché infrange diversi stereotipi sulla violenza domestica. Lei non aveva subito abusi fisici prima del tentato omicidio, e non proviene da una famiglia modesta o emarginata. Contro la violenza di genere non basta inasprire le pene e offrire più protezione alle donne, occorrono cambiamenti sociali profondi, e per questo serve tempo». Una nuova cultura, quindi, un progresso sociale che va alimentato ogni giorno. Perché ancora oggi, come sottolinea l’Onu nel promuovere la Giornata internazionale, il posto più pericoloso per una donna è la sua stessa casa.

Per vedere il trailer: http://www.internazionale.it/festival/documentari/martas-suitcase/

Per informazioni sulle proiezioni: http://www.cineagenzia.it/

 

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