Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | May 30, 2020

Scroll to top

Top

Grillo, Berlusconi e la retorica sulla "rivoluzione!"

berlusconi_grillo_2Entrambi guidano partiti ma non sono eletti in Parlamento. Entrambi sono veri e propri showman delle campagne elettorali. Entrambi urlano, accusano e aizzano folle urlanti, le stesse folle di cui conoscono indignazione, frustrazione e disagi, elementi ottimi da sfruttare all’approssimarsi delle elezioni. Si tratta di Beppe Grillo e Silvio Berlusconi, entrambi accomunati – una volta di più – da una retorica molto simile se non identica: a pochi giorni di distanza tutti e due hanno parlato di Rivoluzione. Il primo incitando le forze dell’ordine a non difendere più i politici, il secondo nella convinzione che un suo eventuale arresto a seguito dei tanti processi in cui è coinvolto, possa scatenare una ribellione popolare.

Inutile dire che il comico a capo del partito dei Cinque stelle in Parlamento gioca sulla pancia degli italiani sapendo benissimo che il suo invito non verrà mai accolto né da polizia né dai Carabinieri. L’alternativa sarebbe una guerra civile che non porterebbe certo i Cinque stelle al governo. Il comico, invece, cerca con parole forti e proclama da palcoscenico di cavalcare quello sdegno popolare frutto di anni di “Casta” per raggranellare qualche incazzato in più, qualcuno di quelli che voterebbe il comico solo perché “dice le cose come stanno, non guarda in faccia a nessuno”. L’elettorato di pancia, insomma.

Curioso per il parallelismo messo in campo, invece, Silvio Berlusconi. L’ex Cavaliere dimostra ogni giorno di più di non avere la reale percezione di essere divenuto ormai il feudatario di un dominio che va sempre più restringendosi, sebbene ancora abbastanza vasto, dove ben pochi- se si escludono quei supporter forzasilvio qualsiasi cosa accada – scenderebbe davvero in piazza per fare una rivoluzione in caso di arresto dell’ex Cavaliere.

Sullo sfondo di questi proclama da baraccone, la politica cerca di andare avanti, leccandosi le ferite e tentando (vedi la dichiarazione di Letta sul voler mettere in discussione il finanziamento ai partiti) di mettere una toppa agli errori del passato. Eppure, che il futuro di questo Paese si giochi in Parlamento e non sui palcoscenici, in molti sembrano averlo dimenticato. La percezione sembra quella secondo cui – ormai – Camera e Senato siano chiamate solo a ratificare le decisioni prese da qualcuno – comico, ex parlamentare, forcone o vattelappesca – che urla, strepita e blatera fuori da quello che dovrebbe essere il cuore della democrazia. Qualcuno che cavalca l’onda popolare di sdegno, fingendo di cambiare tutto, senza cambiare nulla.

Twitter@emilioftorsello

 

 

Comments

  1. marco

    Che articoletto. Ovvio che vedi solo la “pancia” se vuoi vedere solo quello. Peccato ci sia molto di piú, basta andarsi a vedere le proposte sia di Grillo che dei senatori. E’ facile, persono un Torsello qualsiasi puó farlo. Ma capisco che sia ancora piú facile leggere i titoli de “Il Giornale” e di fare un copia / incolla insistendo su accumunazioni Grillo – FI fondate sull’aria.