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Diritto di critica | August 3, 2020

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I dimenticati di Fukushima - Diritto di critica

profughi_fukushimaDue anni dopo, sono ancora in attesa di una sistemazione adeguata e di un risarcimento. Vivono in casupole da poco più di 30 metri quadri e aspettano che le promesse del Governo diventino realtà. Se mai lo diventeranno. Non si sta parlando dell’Italia dei dissesti e dei terremoti, delle inefficienze e delle promesse mancate: la denuncia arriva infatti dal Giappone, preso spesso come esempio di funzionalità e ottimizzazione dei servizi e che invece si trova oggi ad affrontare l’onda a lungo termine degli effetti del terremoto e dello tsunami che nel marzo 2011 hanno devastato il Paese, costringendo centinaia di migliaia di persone all’evacuazione e riproponendo il rischio di un disastro nucleare.

A distanza di due anni, la speranza di poter fare ritorno alle proprie case o di ottenere migliori condizioni di vita rimane un miraggio per molti evacuati dalle aree contaminate . A documentarlo è il giornalista della RT Aleksey Yaroshevsky, che raccolto le testimonianze degli sfollati, alloggiati in minuscole casupole da 30 metri quadri a Koriyama, e rilevato come alla speranza di poter tornare alla propria vita precedente è seguita la disillusione: «Quando lo tsunami ha colpito – ha raccontato uno di loro alla RT – ci è stato detto di portare con noi solo le cose strettamente necessarie e di scappare. Hanno detto che sarebbe stata solo una questione di due, tre giorni. Ora, vivendo in questa gabbia di casa, tornare nella nostra abitazione è un sogno che sappiamo non diventerà realtà. Siamo stati riempiti di promesse per una casa più grande, ma fino ad ora questo sono state: promesse».

Secondo il Ministero delle scienze e dell’ambiente, indicativamente 84mila evacuati hanno ricevuto o riceveranno dalla compagnia che gestiva la centrale di Fukushima (la TEPCO, Tokyo Electric Power Co.) un’indennità per l’evacuazione calcolata sulla base del tenore di vita precedente al cataclisma. La compagnia infatti è stata accusata di non aver preso le precauzioni necessarie e immediate per contenere i danni a seguito dello tsunami, tanto che a settembre il Japan Times  aveva parlato di 171 persone della prefettura di Fukushima che l’avevano citata in giudizio insieme al Governo Giapponese per un totale di 15,714,000  dollari di danni. Reclami simili sono stati schedati in almeno undici tribunali distrettuali del Giappone.

Nelle regioni attorno alla centrale ci sono centinaia di campi come quello di Koriyama, campi che ospitano più di 300mila persone, in prevalenza pensionati e disoccupati: molti di loro  hanno visto la propria attività distrutta a seguito della catastrofe oppure sono stati costretti ad abbandonarla a causa dell’evacuazione forzata ed ora sono in attesa di un risarcimento. Come il produttore di miele intervistato dalla RT, la cui attività rendeva 100mila dollari all’anno, che ha citato in giudizio la TEPCO perché non gli è mai stato offerto alcun reale rimborso a seguito dell’evacuazione.

Per quanto riguarda le condizioni abitative, i tempi invece si prospettano lunghi: «Il governo ha detto che sta costruendo case più grandi, ma non saranno pronte prima di due anni – ha spiegato alla RT un rappresentante locale delle amministrazioni a Koriyama – Non tutte queste persone potranno abitarvi. Questo è tutto ciò che ci è stato comunicato dal governo centrale». 

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