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Diritto di critica | September 22, 2019

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La Russia nella spirale del terrorismo, "prove generali" per le Olimpiadi di Sochi?

La Russia nella spirale del terrorismo, “prove generali” per le Olimpiadi di Sochi?

attentatoDue attentati in meno di 24 ore a Volgograd, nella Russia meridionale. A Mosca evacuata la Piazza Rossa per la presenza di un ordigno sospetto.

Lunedì mattina alle 5 ora locale una bomba, dalla potenza equivalente a 4 kg di TNT, è esplosa a Kachintsev Street, all’interno di un bus della linea 15, che collega la periferia al centro della città; il bilancio è di 14 morti e 28 feriti. Bisognerà attendere per avere maggiori informazioni sui responsabili, anche le piste sembrano portare ai terroristi dell’Emirato del Caucaso guidati da Dokka Umarov.

Domenica invece alle 12:40 ora locale una violenta esplosione ha scosso l’atrio della stazione centrale dei treni della città nota anche come ex Stalingrado. 17 i morti e 34 i feriti di cui 8 in condizioni gravissime tra cui una bambina di 9 anni.

Ultima domenica del 2013 e orario di punta, i terroristi lo sapevano bene e forse la scelta su giorno e ora non è stata casuale. Impressionanti le immagini dell’esplosione riprese da una telecamera di sorveglianza adiacente la stazione, talmente forte da essere stata udita a distanza di chilometri.

Secondo fonti investigative la potenza dell’esplosione equivarrebbe a 10 kg di TNT; l’ordigno era stato riempito con pezzi di metallo per renderlo maggiormente letale. Nei pressi dell’attentato è stata rinvenuta anche una bomba a mano modello F1.

L’attentatrice della stazione dei treni è stata identificata, si tratta della ventiseienne Oksana Aslanova, ex moglie di due militanti jihadisti del Caucaso, entrambi morti in scontri a fuoco con l’esercito russo. La “vedova nera” era amica di Naida Asiyalova, nota anche come “Amaturahman”, che lo scorso ottobre si fece saltare in aria su un autobus, sempre a Volgograd, causando la morte di 6 persone e il ferimento di 30.

La Aslanova avrebbe fatto detonare l’ordigno prima di raggiungere il controllo dei metal detector, dopo essere stata individuata e avvicinata da un poliziotto di guardia nell’atrio della stazione. La donna era nella lista-ricercati dell’FSB dal giugno 2012.

Gli investigatori ritengono che altri due attentatori abbiano affiancato la Aslanova, forse una certa Mikulin e un uomo di nome Pavlov. Secondo alcune fonti all’interno dell’anello della granata è stato ritrovato il dito di un uomo.

Il governo russo ha immediatamente messo a disposizione un aereo con equipaggio medico per il trasposto dei feriti più gravi in ospedali di Mosca mentre il presidente Vladimir Putin ha dato ordine a ministri e forze di sicurezza affinchè responsabili e mandanti della carneficina vengano identificati e assicurati alla giustizia.

I sospetti degli inquirenti cadono sui jihadisti dell’Emirato del Caucaso, guidati da Dokka Umarov, ricercato numero uno delle forze di sicurezza russe e mandante di numerosi attentati tra cui quello alla metropolitana di Mosca del 31 marzo 2010 e quello all’aeroporto Domodedovo del gennaio 2011.

Lo scorso giugno Umarov in un video messaggio aveva minacciato una serie di attentati contro obiettivi russi per boicottare le olimpiadi di Sochi, che avranno luogo a febbraio 2014 ed è proprio questo il timore delle autorità russe che hanno preso misure di sicurezza eccezionali per salvaguardare l’evento sportivo.

Il pericolo attentati potrebbe però non riguardare prettamente Sochi in quanto, nonostante la vicinanza geografica con il Caucaso, i jihadisti sono ben consapevoli delle difficoltà nel penetrare la zona pesantemente controllata dalle forze di sicurezza. A questo punto i terroristi potrebbero orientarsi verso altri siti, sia a Mosca che in altre parti della Russia.

Non risulta ancora chiaro se gli attentati di Volgograd siano “prove generali” per qualcosa di più grosso o semplicemente l’inizio di una serie di attacchi. Diversi fattori per quanto riguarda l’attentato del 21 ottobre scorso risultano ancora poco chiari. In primis per quale motivo la Asiyalova abbia deciso di farsi esplodere su un autobus di Volgograd frequentato da studenti universitari. Secondo fonti investigative l’intento della donna era quello di raggiungere Mosca ma, dopo aver temuto di essere stata scoperta, avrebbe deciso di farsi saltare in aria all’interno dell’autobus.

I servizi di sicurezza russi erano da tempo in allerta in quanto ritenevano che la donna, assieme al marito Dmitry Sokolov e ad altri due jihadisti, Ruslan Kazanbiyev e Kurban Omarov, stessero preparando un attentato a Mosca.

Ancora una volta Volgograd torna dunque ad essere bersaglio dei terroristi e notevoli sono le similitudini con l’attentato di due mesi fa: l’utilizzo di una donna come kamikaze, la tipologia di ordigno e l’ambiente, sempre legato a mezzi di trasporto.

A questo punto è lecito chiedersi se la Aslanova avesse come bersaglio la stazione o se invece l’intento fosse quello di prendere un treno per recarsi da qualche altra parte come ad esempio a Mosca ma, vistasi scoperta dalla sicurezza, potrebbe aver deciso di farsi detonare nei pressi dei metal detector.

E’ inoltre importante sottolineare che la Aslanova e la Asiyalova risultavano essere amiche e il marito di quest’ultima, Dmitry Sokolov, è un esperto di esplosivi e avrebbe preparato lui il giubbotto esplosivo per la moglie.

Occorrerà più tempo per avere un quadro più chiaro della situazione ma una cosa è certa, le premesse ai giochi olimpici non sono delle migliori; si temono ulteriori attacchi a catena ed è difficile prevedere dove.

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