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Diritto di critica | October 26, 2020

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Ma Renzi vuole le elezioni

PD: PRIMARIE; RENZI PREPARA TOUR IN CAMPERL’ANALISI – Renzi ieri non le ha mandate a dire al governo Letta, bollando come fallimentari gli ultimi dieci mesi dell’Esecutivo. Non sono state fatte le riforme, dice. Ed è una mezza verità. Non tanto perché adesso si potrebbero snocciolare i provvedimenti presi dall’attuale governo, tutti decisi nel bel mezzo di una crisi politica tale per cui Letta e i suoi si reggevano su incerte stampelle. Quella di Renzi è una mezza verità perché il sindaco di Firenze e neosegretario Pd finge di ignorare il duro freno a mano imposto dal centrodestra a Enrico Letta e al suo governo in tutti questi mesi.

Processi, Imu e decadenza: il cappio di Letta – Prima di puntare il dito, infatti, Matteo Renzi dovrebbe riconoscere quanto abbiano influito sui tempi delle riforme, i processi e la condanna di Silvio Berlusconi prima, il tira e molla sull’Imu poi e – infine – la questione della decadenza dell’ex Cavaliere, con la lotta intestina al Pdl per cui Angelino Alfano si è smarcato dall’ex premier andando a costituire il Nuovo Centro Destra. Le stampelle del governo, insomma, in tutti questi mesi sono state tutt’altro che salde e le larghe intese erano più un eufemismo che una situazione reale. E se in un primo periodo il governo e gli accordi interni alla maggioranza – nati anche per arginare il bercio populismo grillino – erano in qualche modo più forti, tanto che “non si poteva tradire”, adesso la situazione è cambiata: Berlusconi ha lasciato a Letta il fragile sostegno di Alfano per non essere accusato di aver portato l’Italia nel baratro di una nuova campagna elettorale. E questo è tutto quel che resta al governo.

La linea politica che manca – A fronte di dichiarazioni più o meno positive sulla durata del governo, infatti, la retorica di Renzi viaggia sul doppio binario del “bastone e la carota” e il sospetto è che – al di là delle parole – il neosegretario Pd voglia solo andare alle elezioni a maggio. E quest’altalena di dichiarazioni, inoltre, dà un’impressione di fragilità anche dello stesso Pd, un partito che appare senza una linea politica decisa. La stesso Job Act ancora non si è visto ed è ridotto a un inglesismo buono per i titoli di giornale.

Lo sgambetto dei “piccoli” – C’è poi la questione di quei partiti cui farebbe comodo andare alle elezioni subito e che potrebbero fare lo sgambetto al governo sul più bello. Berlusconi in primis e a seguire il comico con i 5Stelle e Alfano con il Nuovo Centro Destra (che a quel punto tornerebbe alla casa “del padre”). A nessuno di questi tre – e in generale ai piccoli partiti – convengono i tempi lunghi che ancora possono permettersi Renzi e il Pd, forti di una carica mediatica e di un presenzialismo che il sindaco di Firenze sa gestire egregiamente. A tirare troppo la corda, dunque, il rischio per Renzi è che sul più bello si spezzi.

Twitter@emilioftorsello