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Diritto di critica | August 21, 2019

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Cuperlo si dimette, la lettera a Renzi - LEGGI - Diritto di critica

Cuperlo si dimette, la lettera a Renzi – LEGGI

cuperlo“Mi dimetto perché sono colpito e allarmato da una concezione del partito e del confronto al suo interno che non può piegare verso l’omologazione, di linguaggio e pensiero”. Così Gianni Cuperlo, in una lettera a Matteo Renzi per motivare le sue dimissioni dalla presidenza del Pd.

“Mi dimetto – aggiunge – perché voglio bene al Pd e voglio impegnarmi a rafforzare al suo interno idee e valori di quella sinistra ripensata senza la quale questo partito semplicemente cesserebbe di essere. Mi dimetto perché voglio avere la libertà di dire sempre quello che penso. Voglio poter applaudire, criticare, dissentire, senza che ciò appaia a nessuno come un abuso della carica che per qualche settimana ho cercato di ricoprire al meglio delle mie capacità”.

“Ancora ieri, e non per la prima volta – prosegue la missiva rivolta al segretario – tu hai risposto a delle obiezioni politiche e di merito con un attacco di tipo personale”. “Il punto – aggiunge – è che ritengo non possano funzionare un organismo dirigente e una comunità politica – e un partito è in primo luogo una comunità politica – dove le riunioni si convocano, si svolgono, ma dove lo spazio e l’espressione delle differenze finiscono in una irritazione della maggioranza e, con qualche frequenza, in una conseguente delegittimazione dell’interlocutore. Non credo sia un metodo giusto, saggio, adeguato alle ambizioni di un partito come il pd e alle speranze che questa nuova stagione, e il tuo personale successo, hanno attivato”.

Cuperlo poi aggiunge: “Tra i moltissimi difetti che mi riconosco non credo di avere mai sofferto dell’ansia di una collocazione. Ieri sera, a fine dei nostri lavori, esponenti della tua maggioranza hanno chiesto le mie dimissioni da presidente per il ‘livore’ che avrei manifestato nel corso del mio intervento. Leggo da un dizionario on line che la definizione del termine corrisponde più o meno a ‘sentimento di invidia e rancore’. Ecco, caro segretario, non è così”.

“Non nutro alcun sentimento di invidia e tanto meno di rancore. Non ne avrei ragione dal momento che la politica, quando vissuta con passione, ti insegna a misurarti con la forza dei processi. E io questo realismo lo considero un segno della maturità. Non mi dimetto, quindi, per ‘livore’. E neppure per l’assenza di un cenno di solidarietà di fronte alla richiesta di dimissioni avanzata con motivazioni alquanto discutibili. Non mi dimetto neppure per una battuta scivolata via o il gusto gratuito di un’offesa. Anche se alle spalle abbiamo anni durante i quali il linguaggio della politica si è spinto fin dove mai avrebbe dovuto spingersi, e tutto era sempre e solo rubricato come ‘una battuta’”.

LEGGI LA RISPOSTA DI MATTEO RENZI

Comments

  1. Dina Tortoroli

    Noto che la “risposta” corrisponde al testo integrale, mentre la “lettera” è “riferita”. Quindi non so se sia stato omesso qualcosa.