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Diritto di critica | June 2, 2020

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Adesso Obama fa sul serio. E annuncia una svolta sulle politiche sociali - Diritto di critica

untitledCombattere le diseguaglianze e dare più opportunità ad un numero sempre maggiore di famiglie americane. Barack Obama riafferma gli obiettivi del suo mandato e cavalca l’onda progressista, nel classico discorso dello Stato dell’Unione di inizio anno che i suoi detrattori hanno definito “populistico”. Oltre un’ora di diretta televisiva durante la quale il Presidente ha annunciato anche l’aumento dei salari minimi per i dipendenti federali (da 7,25 a 10,10 dollari l’ora), scegliendo così di agire concretamente, sebbene si tratti di poche migliaia di persone. Quel salario lui avrebbe voluto alzarlo in tutto il Paese per aiutare contemporaneamente i consumi e le famiglie povere, ma si è scontrato con l’opposizione. Ora è la volta di un maggiore decisionismo: «Sono impaziente di lavorare con voi – ha detto rivolgendosi ai deputati di entrambi i partiti – L’America non rimarrà ferma, e nemmeno io. Perciò, in ogni occasione in cui potrò compiere passi senza il passaggio di leggi, per espandere le opportunità di più famiglie, lo farò». Un’affermazione che ha tutta l’aria di una svolta, e di un avvertimento per i repubblicani, dopo il blocco del governo federale di qualche mese fa.

Nel discorso poco spazio alla politica estera: Obama ha confermato i ritiri da Iraq e Afghanistan (quest’ultimo in corso) e l’imminente chiusura del carcere di Guantanamo. Sulla questione Iran, invece, ha dichiarato che bloccherà con il veto eventuali nuove sanzioni da parte del Parlamento: «La diplomazia sta lavorando alla possibilità di fermare il programma nucleare e riammettere l’Iran nella comunità internazionale, non dobbiamo sprecare questa occasione».

L’economia Usa si sta lentamente riprendendo, proprio lì dove tutto era partito, nel 2008. E l’America sta tornando ad essere il primo Paese al mondo per gli investimenti, anche grazie alla ricerca che sta consentendo di abbassare i prezzi dell’energia. La riforma sanitaria Obamacare, pur tra mille difficoltà, è in vigore e assicura copertura sanitaria a milioni di persone. Ma la necessità di continuare la strada del miglioramento sociale è ancora tra i temi caldi del Presidente, in vista delle elezioni di medio termine del prossimo autunno: «Io credo che quello che ci unisce, nonostante la razza, la religione o il partito, vecchi e giovani, ricchi o poveri, è il semplice, profondo credo nella opportunità per tutti. Quel senso di opportunità che ha sofferto duri colpi negli ultimi tempi».

Per Barack Obama si è appena concluso un anno molto difficile, forse il peggiore da quando è alla Casa Bianca. Anche a causa dell’ostruzionismo dei repubblicani, che hanno la maggioranza alla Camera, molte delle promesse fatte durante il discorso del 2013 non sono state mantenute: la vendita delle armi non è stata limitata, e mancano all’appello la riforma sull’immigrazione e le modifiche al sistema fiscale per agevolare le imprese e il lavoro. Obiettivi che almeno sulla carta Obama vuole raggiungere il prima possibile. Il fronte sociale: è qui che si gioca la partita. Annunciate anche la garanzia di parità tra uomini e donne in termini di retribuzione, il rafforzamento della previdenza sociale e il potenziamento dell’istruzione. Punti che sembrano essere dimenticati in altri Paesi, come l’Italia, attanagliati dalla crisi. «Nei prossimi mesi vediamo come compiere dei progressi insieme. Facciamo in modo che questo sia un anno di azione». Le intenzioni sono buone, ma la sfida ai repubblicani sembra non promettere un anno tranquillo, per la politica americana. La promessa di Obama di utilizzare maggiormente i propri poteri esecutivi ha già suscitato le polemiche dello speaker della Camera John Boehner, che parla di violazione dello spirito della Costituzione degli Stati Uniti.