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Diritto di critica | November 14, 2019

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Il libro che ogni grillino dovrebbe leggere

Il libro che ogni grillino dovrebbe leggere

beppe-grilloC’è un libriccino smilzo, veloce e immediato che ogni grillino dovrebbe avere la pazienza e la capacità di leggere. L’ha scritto Alessandro Dal Lago, sociologo che ha insegnato Sociologia della Cultura nelle università di Milano, Bologna e Genova.

Edito dalle edizioni Cronopio, il breve saggio prende le mosse da una discussione tra il professore e un sostenitore del MoVimento 5 Stelle, in un botta e risposta che ricalca alla perfezione gli slogan con cui rispondono solitamente gli attivisti pentastellati: “Allora preferisci essere governato, come è successo negli ultimi vent’anni, da pidduisti, ex-fascisti o ex-democristiani?”, “…posso anche capire la tua scarsa simpatia per Grillo e Casaleggio, ma gli eletti del M5S mi sembrano brave persone”, e così via.

Il botta e risposta con l’elettore grillino. Dal Lago risponde in modo pacato – come  stranamente pacati sono  i toni del suo interlocutore pentastellato – e ribatte, ad esempio, sottolineando il ricatto cui sono sottoposte “le brave persone”: “mi spaventa il fatto che tutte quelle brave guaglione e bravi guaglioni mettano così poco in discussione il verbo dei capi. O meglio, alcuni lo fanno, ma i due politicanti New Age li espellono al volo (come è successo con Tavolazzi, Favia, Salsi, Gambaro, e così via) oppure, come quando è stato eletto il presidente del Senato con il voto di alcuni grillini, li processano o li fanno processare dai colleghi…”. E poco dopo Dal Lago aggiunge: “hanno creato un movimento reale subordinato a uno spazio virtuale“. Nello stesso passo, inoltre, l’autore ricorda il famoso virgolettato di Grillo: “Vogliamo il 100% per cento del Parlamento, non il 20, il 25% o il 30%. Quando il MoVimento otterrà il 100% e i cittadini saranno diventati lo Stato, il Movimento non avrà più bisogno di esistere. L’obiettivo è scioglierci”.  Una frase utopica che cancella del tutto la rappresentanza intesa nelle sue più diverse forme e sfumature e la partitocrazia.

La pubblicità sul blog. Dal Lago passa poi ad analizzare una delle questioni più scottanti – un vero e proprio tabù – quello della pubblicità presente sul sito del comico a capo del Movimento Cinque Stelle. Il docente universitario ripercorre la serie di spot che compaiono sul blog www.beppegrillo.it sottolineando come la maggior parte sia in contrasto con molti dei messaggi contenuti nei post, gli stessi su cui punta tutto il traffico di informazioni ufficiale riferito al MoVimento, con i relativi introiti generati proprio da quanti cliccano per leggere. E a chi vanno quei soldi? Si trovano – scrive Dal Lago – pubblicità di Amazon, nonostante la società sia stata coinvolta in scandali relativi all’impiego di neonazisti per controllare i dipendenti, ecc… Per non parlare degli spot della Mercedes: dove sono finiti i proclama contro l’inquinamento? Ma – scrive il sociologo – “La pubblicità è l’anima del blog e non può guardare in faccia a nessuno”, con buona pace degli attivisti che cliccano e fanno far soldi al sito.

Renzi, una creatura di Grillo. Dal Lago però sottolinea anche come “un tipo come Renzi non sarebbe possibile senza l’irruzione di Grillo sulla scena politica. Personaggio quasi esclusivamente mediale, dalle idee generiche o inesistenti, ma dall’appeal moderato e bipartisan, Renzi è il perfetto antagonista potenziale di Grillo. Se questo è la personificazione fin troppo concreta di uno  stile politico virtuale, Renzi è la risposta virtuale della politica tradizionale. […] In questo quadro, chi sembra definitivamente superato, al di là del suo destino giudiziario, è Silvio Berlusconi”. Lo stesso che adesso si è fatto ritrarre con le rughe, passando dall’essere un leader aitante al profilo del vecchio saggio: non avrebbe mai potuto tenere il passo – sul fronte mediatico – con Renzi.

Dal Lago rimarca poi un particolare che raramente viene messo in evidenza dai commentatori politici e dagli analisti: “Il M5S… sta anche eliminando attività politiche come le manifestazioni, le assemblee di partito, le riunioni pubbliche e persino le primarie”, in una dialettica e con una retorica che sul blog del comico elimina le dissonanze.

L’eliminazione delle dissonanze. “In termini comunicativi, la presenza sul blog di centinaia o migliaia di commenti, positivi o negativi, plaudenti o insultanti, comporta semplicemente la loro neutralizzazione. Chi posta un commento si illude di esprimersi, di partecipare, mentre la sua opinione è insignificante, finendo tutt’al più per conlfuire nel computo dei favorevoli o contrari”, scrive Dal Lago, che sottolinea come sul sito e nella politica del comico e dei suoi, si verifichi la cosiddetta dinamica della complexio oppositorum, per cui da una parte si sostengono i No Tav, dall’altra si apre a determinati esponenti di Casa Pound o si fanno proclama a favore delle forze dell’ordine. Eppure nessuno denuncia queste contraddizioni perché a tutti è data l’illusione di esprimersi in quel mare magnum dei commenti che resta confinato in uno spazio passeggero e aleatorio. “La logica di Grillo e del M5S – scrive Dal Lago – supera questo antagonismo semplicemente disinnescandolo nello spazio discreto e puntiforme della rete. La de-ideologizzazione fa sì che, visibilmente, un “punto di vista” non si scontri mai con un altro anche se sono contraddittori. Ecco alcuni esempi: “Poliziotti e carabinieri votano tutti per il M5S, ma anche “I poliziotti difendono la casta“, “Il paese è ostaggio di un condannato [Berlusconi] per evasione fiscale”, ma anche “Questa magistratura mi fa paura”. La legge elettorale nota come “Porcellum” fa schifo, ma “Pd e Pdmenoelle vogliono cambiare il ‘porcellum’ per fregare il M5S”. Dal Lago analizza quindi la dinamica retorica sottesa a queste antitesi annullate nel mucchio: “Dato che ‘noi’ siamo il bene e l’Altro è letame, merda, e cioè il male, noi possiamo essere qualsiasi cosa (e l’opposto di qualsiasi cosa) senza che da ciò risultino tensioni particolari”.

L’illusione di contare qualcosa. E nonostante sia di tutta evidenza come – a partire dalla proprietà del simbolo – i capi del Movimento 5 Stelle siano Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, Dal Lago svela la dinamica sottesa all’illusione di contare qualcosa da parte degli attivisti che visitano il sito e “decidono”: “Chiunque sia iscritto al movimento e partecipi alle elezioni è, in quanto chiamato a cliccare un nome, considerato ufficialmente il padrone di se stesso e delle proprie scelte”.

Peccato che, ad esempio, sull’opportunità o meno di un’azione importantissima come la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica, non ci sia stato alcun referendum né altro. “Un blog – prosegue Dal Lago – è lo spazio perfetto per dare l’illusione di partecipare a un movimento collettivo in posizione di uguaglianza vistuale. Ciò che nessun partito politico poteva più assicurare ai loro cittadini attivi e militanti, dopo la scomparsa di circoli e sezioni tradizionali, cioè ‘dire la loro’ o ‘farsi sentire’, è ora consentito a chiunque purché abbia un computer e sappia appena usarlo. Naturalmente – aggiunge Dal Lago – si tratta di un’esperienza del tutto diversa dal prendere la parola in pubblico”, tanto che “una cosa è dare a Grillo del ‘coglione’ nel commento a un post, […] altra è dirglielo in faccia. Ma si tratta di vera libertà?”. Sicuramente no: “Non mettere la faccia in gioco – sostiene Dal Lago – significa non avere una faccia. E questo a vantaggio di qualcuno che, come Beppe Grillo, usa la faccia e la parola e, quindi, rappresenta e controlla il movimento che in teoria non ha capi né padroni né rappresentanti”. E in questo senso gli eletti in Parlamento sono meri esecutori di una presunta volontà virtuale non meglio specificata.

Il non-statuto. E sebbene Grillo continui a dire che il movimento non ha padroni, Dal Lago sottolinea come il cosiddetto “non-statuto” sancisca che “Grillo è proprietario del marchio dell”associazione movimento 5 stelle’, in quanto gli spettano ‘la titolarità, gestione e tutela del contrassegno (nonché) titolarità e gestione della pagina del blog”Dunque il ‘non-statuto’ è uno statuto a tutti gli effetti, e anzi molto di più, un atto di proprietà, perché conferisce a Grillo – e solo a lui – il controllo materiale, smbolico e politico, di un movimento che coincide con il suo blog”. Il sociologo tira quindi le fila della retorica del comico e del suo socio quanto alla gestione dei gruppi parlamentari: “voi rispondete ai cittadini, perché siete loro dipendenti, ma non osate contraddirci; noi non siamo leader, ma se uno non è d’accordo con noi lo espelliamo; il nostro è un non-statuto, ma se lo violate siete fuori, ecc…”. Con buona pace dell’articolo 67 della Costituzione.

Il libro prosegue poi analizzando i libri scritti da Casaleggio, Grillo e Dario Fo, entra nel dettaglio di affermazioni tanto vaghe da essere del tutto opinabili eppure presentate come verità, fino ad arrivare alla discussione finale – vero e proprio botta e risposta – con l’attivista che aveva accettato di leggere il saggio del sociologo.

Il titolo del libro di Alessandro Dal Lago l’abbiamo tenuto per ultimo, altrimenti i grillini col vizietto del rogo non sarebbero arrivati (se mai l’han fatto) a leggere fino in fondo questo articolo: di Alessandro Dal Lago: “Clic! Grillo, Casaleggio e la demagogia elettronica“, edizioni Cronpio. Sarebbe bello che gli attivisti grillini ne discutessero, in modo concreto e argomentato, sul blog del comico. Chissà forse darebbero proprio a Grillo lezioni di democrazia.

Twitter@emilioftorsello

Comments

  1. Moscone Tze Tze

    Claudio mezzora scriverebbe che quel libro è frutto di un complotto di complottisti segreti, che si riuniscono incappucciati nei sotterranei del museo nascosto. Piduisti, speculatori, alieni, piedini, piddiellini, nemici del Verbo, deviati, zombi, morti ecc.
    E questo complotto vuole distruggere il movimento, perché non è democratico.
    Ah, dimenticavo: “massima diffusione”. Se no è fuffa.
    se il libro l’avesse scritto una donna, avremmo letto commenti sessisti e ingiurie.
    Massima diffusione, e tutti al gancio, mi raccomando.
    Cervello in vacanza, accendete La Cosa, cliccate i banner sul blog, partecipate alla democrazia diretta ecc. Il grande fratello è bello, vi vuole bene, e voi valete Uno, cioè un piffero.
    Ah, il libro è stato pagato dal piddì, perché il piddì è la causa di tutti i mali, più della lega o del piddielle. Bisogna distruggere il piddì, ghghhghghhhhhh……