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Diritto di critica | May 26, 2020

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La Storia dell'Arte, la Corte dei Conti e le Agenzie di rating

La Storia dell’Arte, la Corte dei Conti e le Agenzie di rating

caravaggioIL GRAFFIO – Su diversi siti ieri è comparsa la notizia secondo cui la Commissione Cultura avrebbe detto no “al reintegro delle materie artistiche nelle scuole italiane”, con tanto – secondo alcuni – di parere dello stesso ministro Carrozza. Eppure online non si trova alcun riscontro documentale a riguardo, menchemeno sul sito della Camera. Ennesima notizia non verificata? Probabilmente.

La verità invece è un’altra e racconta un lento e inesorabile declino della Storia dell’Arte, a partire dalla riforma Gelmini del 2009. Già ridotta nel numero delle ore negli Istituti Tecnici, la Storia dell’arte è stata già cancellata nei Professionali (ad. es.: Turismo, Grafica, Moda, ecc…): dove gli studenti non conosceranno il Brunelleschi, Michelangelo, Giotto e tutto il preziosissimo patrimonio artistico nostrano. Banale sottolineare come conoscenze di questo tipo sarebbero il fiore all’occhiello di una formazione nei settori della moda e della grafica, ad esempio. Il sentimento dell’arte, quindi, rischia di perdersi. Nei Licei artistici, invece, a perdersi sarà l’insegnamento del restauro e della catalogazione, mentre chiuderanno tutte le sperimentazioni negli altri licei. Questa, dunque, è l’amara realtà di un Paese che ha deciso di disinvestire sulla Storia dell’Arte, noi che in Itaila abbiamo il 50% del patrimonio artistico mondiale e dovremmo invece essere i maggiori esperti del settore.

Ad oggi il settore è affidato a circa diecimila tra archeologi, archivisti, bibliotecari e restauratori che, nonostante il turn over bloccato nel settore, si prendono cura – pur tra mille difficoltà – delle nostre opere migliori. Ma il taglio delle ore di Storia dell’Arte – se vogliamo – vìola in senso lato anche l’articolo 9 della nostra Costituzione, secondo cui “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” Per farlo, però, c’è bisogno di professionalità, di giovani capaci di appassionarsi all’arte, di riconoscerne la bellezza, di prendersi cura del valore più inimitabile di questo Paese. Senza l’insegnamento puntuale della Storia dell’Arte – è evidente – si rischia di far mancare i presupposti a tutto questo.

Senza tralasciare lo stato pietoso in cui si trovano siti artistici italiani (basti pensare a Pompei), vittime di una politica trasandata che dimentica i Beni culturali e si affida per lo più a interventi di manutenzione pagati con i fondi europei, salvo poi ricordarsi del nostro patrimonio artistico come “capitale” italiano per rispondere – come ha fatto la Corte dei Conti – ai declassamenti delle agenzie di rating sull’Italia.

Comments

  1. elat

    è ovvio che era l’ennesima bufala per gettare nel panico gli insrgnanti di storia dell’arte? cui prodest?