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Diritto di critica | October 28, 2020

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Eluana Englaro, il biotestamento e la politica incapace - Diritto di critica

Eluana Englaro, il biotestamento e la politica incapace

EnglaroL’EDITORIALE – Mentre si discuteva sulla sorte di Eluana Englaro, tutti ricorderanno una frase pronunciata dall’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi secondo cui la ragazza “poteva anche in ipotesi generare un figlio“. Affermazione capace di far rabbrividire chiunque, dato che si sarebbe trattato di un rapporto sessuale sui cui la diretta interessata non avrebbe mai potuto esprimersi. Eppure, proprio quell’affermazione dava e dà la tara di un provvedimento che ancora manca nell’ordinamento italiano, per regolare il fine vita al di là di ogni personale punto di vista.

Se vogliamo prendere come segnatempo proprio la vicenda di Eluana Englaro, da quel lontano 1992 sono trascorsi 22 anni – cinque oggi dalla sua morte – in cui la nostra politica è stata incapace di decidere sul biotestamento. L’escamotage che il Parlamento utilizza, su argomenti così spinosi e delicati, capaci di far perdere voti come pochi altri, è il ricorso alla magistratura, chiamata a decidere ‘secondo la legge’ anche lì dove si verifica un terribile vuoto normativo e di umanità. E di casi come quello di Eluana, in Italia ce ne sono centinaia.

Certo, le posizioni sono le più diverse. Alcuni considerano la vicenda di Eluana come un omicidio, per altri è stato un atto di libertà e generosità. Altri ancora sottolineano forse la questione più centrale:  chi prenda una decisione sul proprio “fine vita”, non è detto che dopo un incidente completamente invalidante e davanti alla prospettiva di veder staccate “le macchine”, possa invece scegliere diversamente, senza però – come nel caso di Eluana – poterlo comunicare ad alcuno. E  qui si pone un ulteriore interrogativo: quanto hanno valore le decisioni prese quando una persona è in salute? Di certo il contesto drammatico di una malattia potrebbe spingerle a cambiare drasticamente punto di vista, sebbene nell’impossibilità di esprimerlo.

Eppure, come il precedente anche questo anniversario trascorrerà senza che i partiti siano stati capaci di decidere al di là delle strumentali discussioni. Si parla della legge elettorale, dei premi di maggioranza, delle larghe intese, quasi mai di questioni cardine come il biotestamento. Viene quasi da pensare che – come accadde per la “cura Monti” con una decisione sull’austerity altrimenti impensabile per i partiti – che anche per il fine-vita ci vorrà un governo tecnico. Qualcuno capace di vagliare le varie posizioni e dire l’ultima parola sull’argomento. Ignorando tutte le pressioni e le provocazioni strumentali che inevitabilmente giungeranno da qualsiasi parte. Tenendo conto solo della libertà dell’uomo e del valore della vita.

Twitter@emilioftorsello

Comments

  1. Franco Eciccio

    Ricordiamoci del grande difensonre dei valori umani Cardinal Maria Martini.

    Egli ammalato (se ricordo bene di SLA) ha rifiutato l’accanimento terapeutico.

    Non solo, si è fatto sedare per una quindicina di giorni in modo da andare incontro alla morte senza soffrire.

    La si potrebbe chiamare Eutanasia, se non che sarebbe come ammettere anche sui giornaloni che si predica bene per gli altri, ma poi le regole imposte agli altri non valgono per i potenti predicatore del nulla.