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Diritto di critica | September 20, 2020

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Razzisti solo quando fa comodo. L’ipocrisia del calcio italiano colpisce ancora

foto striscionedi Matteo Martone

Da queste pagine solo qualche settimana fa scrivevo dell’ipocrisia nel mondo del calcio sul tema razzismo portando ad esempio il caso Balotelli e invitando a cercare altrove la vera discriminazione. Oggi puntualmente mi trovo a dover tornare sull’argomento con nuovi, poco edificanti, esempi. Dato che i casi in questione vengono proprio da quella curva Nord che allora menzionavo, voglio subito specificare che le mie considerazioni non sono frutto di generalizzazioni e che io stesso conosco e stimo persone rispettabilissime che tifano Lazio, così come so che la stupidità non ha colore calcistico.

Ma veniamo ai fatti. Domenica si è giocato il derby della Capitale e una parte dei tifosi della Lazio non ha mancato di mostrare la propria consueta “civiltà”, almeno per chi ha voluto vederla e sentirla. Sì, perché per tutta la partita alcuni tifosi (non pochi) hanno pensato bene di accompagnare ogni azione del romanista Gervinho con dei sonori e pcoco confondibili cori razzisti “bu”. Non contenti, poi, hanno dato il benvenuto in serie A a Bastos riservandogli il medesimo trattamento (e due anni fa avevano dato anche l’addio al difensore brasiliano romanista Juan nello stesso modo).

Per completare il quadretto, in curva Nord è comparso anche uno striscione che recitava chiaramente: “ieri campo Testaccio, oggi campo Rom” (vedi foto). Un riferimento alla storia della Roma (campo Testaccio è stato il terreno di gioco storico della Roma fino al 1940) per chiarire che il loro razzismo comprende sia il colore della pelle che l’etnia (e non pensiate che si lascino sfuggire l’antisemitismo, per quello c’è lo striscione di qualche anno fa che recitava “squadra di negri, curva di ebrei”).

Risultato: grida di condanna durante e dopo la partita? Squalifica, multa o almeno reprimenda da parte del solerte giudice sportivo? Niente di tutto ciò. Al massimo qualche riferimento sui quotidiani di oggi allo striscione che inneggiava al fratello del boss Cutrì (striscione da condannare e inconcepibile, senza ombra di dubbio) oppure ai cori su Napoli cantati dalle due curve (sull’assurdità del concetto di “discriminazione territoriale” e sulla dubbia logica della sua applicazione ho già scritto).

La conclusione è che in Italia il razzismo è solo quello contro Balotelli? O vengono puniti solo i cori di presunta discriminazione territoriale? La conclusione, devo ripetermi, è che il sistema-calcio italiano è malato di un’incurabile ipocrisia, tanto più odiosa quanto più manifesta: solo il caso mediatico, magari creato ad hoc, riceve attenzione e sanzioni (spesso per di più ingiuste), tutto il resto non merita considerazione né tantomeno levate di scudi di tutti i ben pensanti che si sentono in diritto di pontificare sul calcio.

La beffa finale è che a fare le spese di questa ipocrisia sono sempre i tifosi per bene, ad esempio quelli che domenica prossima e nella successiva partita in casa non potranno andare allo stadio per la squalifica delle due curve per discriminazione territoriale. Stavolta è toccato ai tifosi della Roma, non escludo che la prossima volta tocchi a un’altra tifoseria. Ma purtroppo mi verrebbe da escludere che vengano prima o poi puniti coloro che di vero razzismo si macchiano. Alla giustizia sportiva smentirmi, ne sarei più che felice.

Twitter@matteomartone