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Diritto di critica | August 10, 2020

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"Coraggio...fatti ammazzare". Clint Eastwood e la staffetta Letta-Renzi - Diritto di critica

“Coraggio…fatti ammazzare”. Clint Eastwood e la staffetta Letta-Renzi

clint_eastwood_lightL’ANALISI – “Coraggio…fatti ammazzare”. Rivolto al sindaco di Firenze, Clint Eastwood avrebbe sintetizzato così la situazione politica italiana giunta al bivio di una clamorosa staffetta tra Matteo Renzi e Enrico Letta. Fatto è che oggi, improvvisamente, potrebbe arrivare la svolta tanto attesa. Sì, ma attesa da chi?’

Chi la vuole l’ennesima maledetta staffetta? Pane per i retroscenisti: Napolitano? il vecchio Pd? Renzi? Berlusconi? Letta? De Benedetti? Monti? O forse i poteri forti: il Bilderberg? le banche? Goldman Sack’s? la Ue? Troppo!? Forse. Anche se infondo siamo in tempi di “italian job”, di colpi all’italiana per essere espliciti. Resta da capire il perché della possibile mossa. Le possibilità sono diverse: per evitare che Berlusconi vinca, per far in modo di affossare Renzi prima del tempo oppure, al contrario, per sfruttare, finché regge, l’aria di novità che contorna ancora il sindaco fiorentino, evitando di presentarlo all’elettorato già usurato dalla convivenza con un governo bollito e continuamente sotto processo. O, ancora: per creare il caos necessario ad evitare di chiudere l’accordo per l’Italicum e per portare a casa il più classico degli zero a zero – sono vent’anni che lo inseguiamo, a qualcuno dovrà pur convenire! -, come sarà certamente, se Renzi accetterà di creare l’ennesimo governo senza legittimazione popolare, magari con Sel e addirittura Scelta civica.

Viste le condizioni e gli umori del Paese, sarebbe però il caso di lasciare in sella un Letta oramai bruciato, fargli chiudere la legge elettorale e poi andare al voto.  Sarebbe questo l’iter più normale per una democrazia come la nostra, un Paese che vive tra ‘continui’ golpe immaginari, un Presidente della Repubblica rieletto e decisionista al limite delle sue prerogative, governi creati in laboratorio, che avrebbe bisogno di rimettersi al passo con quelli che sono i desiderata del popolo sovrano.

Sembra incredibile che invece si dia per scontato il passaggio di Renzi da palazzo Vecchio a palazzo Chigi senza valutare tutti i rischi dell’operazione. Tra le paure meno recondite, il timore per i sondaggi che danno il centrodestra avanti di un punto sul centrosinistra e sopra il 37% cosi da far scattare la vittoria e il premio di maggioranza. Come se dopo qualche mese/anno di governo – non certo un potentissimo ‘ricostituente’ elettorale – il giovane Renzi si ritrovasse più forte che mai e pronto a sfidare le urne. Si dirà che il Paese non può più perdere tempo – sebbene ci sarebbe da aprire un lungo discorso sul tempo perso -, ed è verissimo, ma siamo sicuri che non sia uno spreco di tempo decisamente maggiore un governo di palazzo? Certo Renzi non ha dei poteri paranormali capaci di imporre a tutti i suoi voleri e di riuscire dove si sono schiantati gli altri. Ed è più ragionevole pensare – e qualche vecchia volpe lo spera – che si possa impantanare anch’egli, sgonfiandosi come un palloncino ed aprendo ad un dopo dagli esiti incerti come non mai.

Se domani Letta dovesse dire che per restare, ad esempio, vuole la garanzia di un appoggio fino al 2018, cosa deciderà Renzi? O ha già deciso, come sono convinti i grandi giornali e gli analisti vicini al potere? Da quando è nato il governo la sensazione è stata sempre una sola: che dovesse durare, anche senza riuscire a fare un decimo di quanto promesso, anche a costo di affrontare le conferenze stampa con malcelato imbarazzo, pescando dal repertorio del politichese promesse di principio e frasi fatte. Con una sola parola d’ordine: andare avanti, a tutti i costi e contro tutti. Alla luce di quanto fatto – poco e niente – il governo Letta di tempo non ne ha perso poco e sarebbe quindi meglio perdere qualche altro mese ma avere una legittimazione popolare vera – che non può essere certo quella delle primarie -, piuttosto che incaponirsi in qualcosa che più di tutti può danneggiare il candidato futuro del centrosinistra.

Per qualche oscura ragione, purtroppo, non si può. Si dirà che c’é l’emergenza finanziaria, che c’é da capire come risolvere il problema delle banche in sofferenza a fronte dei controlli della Bce, si dirà del dramma della disoccupazione, del semestre italiano alla guida della Commissione europea, dei mercati pronti a rialzare la testa contro di noi. Forse tornerà a farsi sentire pure lo spread, magari a braccetto con le agenzie di rating. In fondo, in mezzo al florilegio dei disastri italiani, non è poi così difficile trovare le motivazioni del perché serva un governo di lunga gittata, sia pure in un assetto deciso dall’alto.

Il problema però resta sempre quello: lo legittimiamo col voto il governo, o no? Anche perché da segretario Renzi si è già iniziato a far male. L’intesa con il pregiudicato Berlusconi sulla legge elettorale. Poi il balletto continuo intorno a Letta. Uno stimolo all’inutile immobilismo del governo è doveroso, ma, da parte del segretario democratico, questo voler continuamente rimarcare le differenze, oltre a non produrre effetti, non può andare avanti in eterno.

Per non parlare del fatto che chi si attendeva una vera rottamazione è rimasto deluso. Con Renzi la rottamazione non c’è mai stata. Figuriamoci se adesso salisse a palazzo Chigi senza investitura popolare, smentendo tutto quello che ha sempre detto finora: vincere le elezioni con un Pd forte e capace di governare, per ritrovarsi, invece, imbrigliato dal giogo di partiti in irriducibile dissenso fra loro. Un suicidio annunciato. Per questo rimane incomprensibile che cosa abbia imposto quest’accelerazione improvvisa degli ultimi due giorni.

C’è qualcosa che non sappiamo? Un’ipotesi azzardata, in realtà, potrebbe riguardare il caso del non-scoop di Alan Friedman. Perché è uscita, in quel modo, quella (non) notizia che in realtà si sapeva da anni? E perché a farla uscire è stato il ‘paludato’ Corriere della sera? Il quotidiano dei grandi interessi – dove la Fiat la fa da padrone -, guarda caso, lo stesso per cui scriveva Mario Monti? Perché ha meritato le due pagine iniziali, mentre, per fare un esempio, il caso Ligresti è stato relegato per mesi a pagina 25 e oltre? Solo perché è uscito sul Financial Times!? Fermiamoci qui per non entrare con tutte le scarpe nella pura dietrologia, però, la tempistica tra l’uscita del retroscena, la cena di Renzi al colle e le prime aperture all’ipotesi della staffetta, poi via via data come sempre più certa, innegabilmente colpiscono.

Vedremo cosa accadrà nelle prossime ore. Magari oggi si sgonfierà tutto. In caso contrario non resta che indossare il cappellaccio, stringere la cicca tra i denti e ad occhi socchiusi ripetere la frase del vecchio Clint: “coraggio..fatti ammazzare” Matteo.