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Diritto di critica | November 21, 2019

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Matteo Renzi, l'ostaggio di tutti

Matteo Renzi, l’ostaggio di tutti

renzi_cronistiL’ANALISI – Da Alfano a Vendola, passando per Salvini e Scelta civica, tutti – ad eccezione dei grillini cui fa comodo restare fermi e di Silvio Berlusconi che per ora tace – ieri sera hanno fatto capire che, pur di salire sul carro del vincitore, sono disposti a valutare di buon occhio un governo guidato dal neosegretario Pd, Matteo Renzi. Ciascuno ha posto una propria condizione, spesso tanto risibile da risultare opinabile, ognuno ha fatto riferimento ad un ipotetico accordo di programma: Alfano ha citato il supporto al ceto medio e la riforma della Giustizia, Salvini ha parlato di “rivoltare i tavoli a Bruxelles”, Sel ha ribadito “mai con Alfano” salvo dirsi alla fine attendisti. L’alternativa è sparire sul piano politico, restare giù dal carrozzone della costituenda maggioranza. Per tacer del fatto che il cambio al vertice dell’esecutivo senza passare per le urne è una manna dal cielo per il Nuovo Centro Destra e per Scelta Civica che così avranno tempo per organizzarsi e attrezzarsi alle prossime elezioni. Lo stesso Alfano potrà forse affrancarsi davvero dall’ex Cavaliere e dimostrare maturità politica.

E se proprio Alfano adesso è considerato da molti l’ago della bilancia, ad essere davvero decisivo sarà invece Silvio Berlusconi. Tanto che – in un futuro gioco di specchi in cui tutti e ciascuno rimarcheranno le debite differenze rispetto al Pd, dando e rifiutando a turno la fiducia – ci sarà una forza ora all’opposizione che potrà far valere il suo contributo senza sporcarsi troppo le mani, a seconda dei provvedimenti: Forza Italia, sia in modo indiretto – per tramite di Alfano – sia in modo diretto, con il voto sulle leggi che riterrà in linea con la propria politica (o semplicemente per salvare il governo Renzi). Diversamente, quella in cui si è ficcato Matteo Renzi è una partita dall’esito scontato.

Sul tavolo della trattativa con il centrodestra potrebbe esserci quella che tutti ancora pronunciano a mezza bocca ma che resta uno dei nodi principali che il futuro esecutivo dovrà sciogliere: la riforma della Giustizia. La vogliono Forza Italia, il Nuovo Centro Destra e lo stesso Matteo Renzi, che nell’ottobre scorso l’ha menzionata come una delle priorità di quel nuovo governo che nelle intenzioni del sindaco di Firenze non avrebbe mai dovuto sottoscrivere ulteriori inciuci o larghe intese.

Su questa sorta di nuovo Ulivo allargato, dunque, in queste prime ore sono saliti un po’ tutti, chi con proclama ufficiali chi tacendo.

Gli unici a restare “a terra” sono stati i grillini (ma per la loro retorica populista non potevano desiderare di meglio),  tra le paure più nere di Pd e Forza Italia che, bypassando il voto, sperano così di arginarne per il momento il moto propulsivo. Al punto che sorge un dubbio: se i sondaggi raccontassero al ribasso la vera potenza elettorale dei 5 Stelle? Non è forse che Renzi deve blindare proprio il Parlamento dall’ondata populista, in modo da farla ulteriormente sgonfiare? Di certo, però, la mossa di ieri ha dato ulteriore fuoco all’antipolitica.

L’unico dato certo è che, se governo sarà (e nelle intenzioni del neosegretario Pd c’è un esecutivo che duri fino al 2018), per Renzi sarà una corsa a ostacoli piuttosto che una passeggiata. Non creda che la sua grinta e la sua verve basteranno a tenere unita questa strana e “larghissima intesa”: il primo – o la coalizione – che si sentirà abbastanza forte per andare alle urne staccherà la spina.

E a quel punto da D’Alema della situazione, Renzi rischierà di ritrovarsi nei panni di un Enrico Letta ormai logoro e dimissionario. Tutto già visto.

Twitter@emilioftorsello