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Diritto di critica | August 12, 2020

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Lo "scherzo" de La Zanzara e i giochi di potere sui nuovi ministri - Diritto di critica

CRUCIANIL’ANALISI – Lo scherzo che ‘La zanzara’, il programma radiofonico in onda su Radio24 condotto da Giuseppe Cruciani e David Parenzo, ha fatto a Fabrizio Barca non fa ridere. Porta alla luce cose che si possono immaginare, anche se si spera sempre non avvengano in questo modo. Lasciamo da parte la dinamica del fatto in sé, perché – se non è giusto carpire segreti e confidenze con l’inganno, avvalendosi di un imitatore che si finge Nichi Vendola -, quello che emerge mostrando il sottobosco del potere e le sue interazioni merita di essere conosciuto.

E così, mentre la “ggente” si sorbisce ad ogni ora servizi giornalistici tutti uguali che inquadrano ogni alzata di sopracciglio, ogni lacrima, ogni parola e ogni macchina su cui poggiano le ‘terga governative’ di Matteo Renzi; il potere vero telefona, discute, pressa e, alla fine, sceglie. Tutto tra sé e sé, alla faccia dei cittadini ‘sudditi’ a cui questo “sistema” con sempre minor sovranità popolare ha tolto proprio la possibilità di scegliere. Forse, per chi partecipa al potere è normale che un ex ministro subisca le pressioni di giornalisti politici e imprenditori perché dia la sua disponibilità a farsi carico del dicastero dell’Economia e delle Finanze. Un po’ meno normale lo è per gli ignari cittadini accerchiati dal turbinio di nomi del ‘toto-ministri’.

Nello scherzo organizzato da Radio24, l’emittente di Confindustria, Fabrizio Barca si sfoga con un finto Nichi Vendola, “Non amo gli assalti. Sono sotto pressione, Nichi, una pressione crescente. Ma io non ci penso proprio, tanto per essere chiaro, ma proprio proprio!”. Barca tira fuori tutto il suo disappunto per la situazione creatasi e rivela “ho parlato con Graziano (Del Rio, braccio destro di Renzi e futuro sottosegretario alla presidenza del Consiglio) e pensavo di averla stoppata 48 ore fa questa cosa. Poi è iniziata la sarabanda del patron della Repubblica”. Secondo Barca, Carlo De Benedetti, attua “un forcing diretto di sms, attraverso un suo giornalista, con una cosa che hanno lanciato sul sito, ‘chi vorresti come ministro dell’Economia’ dove ho metà dei consensi”. Un sondaggio che secondo Barca è pilotato – i lettori ne saranno felici – commissionato da uno dei due principali giornali italiani, in modo di fare pressione sul singolo, metterlo con le spalle al muro e costringerlo ad accettare.

Carlo De Benedetti, l’editore del Gruppo Espresso, ha sùbito negato tutto e in una nota ha fatto sapere: “sono sbalordito. Non vedo, né sento, né scambio messaggi con Fabrizio Barca da diverso tempo”. Anche dal Pd negano di aver pensato a Barca per il nome di ministro. Barca millanta? È d’accordo con Cruciani oppure finge di cadere in trappola per togliersi qualche sassolino dalla scarpa? Chissà, di certo quello che dice è inequivocabile: “sono colpito dall’insistenza, il segno della loro confusione e disperazione… e poi in tutto questo ovviamente io dovrei essere quello tuo (il legame tra esecutivo e Vendola, ndr)… e ovviamente c’è pure la copertura a sinistra… sono fuori, sono fuori, sono fuori di testa”.

Barca è preoccupato, “se fallisce anche questa (Renzi) è un disastro, però non possono pretendere che le persone facciano violenza ai propri metodi, ai propri pensieri, alla propria cultura. Quindi, sono stato proprio chiarissimo: evitiamo che nasca una cosa alla quale vengo forzato”. Ma a questo punto, afferma l’ex ministro alla Coesione territoriale dell’esecutivo Monti, “è iniziata la sarabanda del patron della Repubblica che continua. Lui non si rende conto che io più vedo un imprenditore dietro un’operazione politica più ho conferma di tutte le mie preoccupazioni. Un imprenditore che si fa sentire….”.

Quali sono le preoccupazioni di Barca per l’interessamento dell’imprenditore tessera numero uno del Pd non è dato sapere, anche se il passaggio appare importante. L’ex ministro prende atto della cosa, «questi sono i metodi. Legittimi, per carità. Questo è il modo di forzare, di scegliere, di discutere”. Oddio, sulla legittimità ci sarebbe da dibattere, mentre colpisce – e l’interessato giustamente lo nota – che nessuno di quelli che lo vorrebbero ministro gli chieda cosa farebbe una volta salito all’Economia, “non una volta chiedendomi: ma se lo fai cosa fai?”. Anzi, un’indicazione importante sul ‘cosa farebbe’ la dà lo stesso Barca “se io dico che voglio fare una patrimoniale da 400 miliardi di euro, cosa che secondo me va fatta, tu cosa rispondi? Mi dici che va bene?”.

Affermazioni molto utili a chiarire chi e quanti (parecchi) non vorrebbero mai Barca a capo di un dicastero così importante. Poi arriva la stoccata su Renzi e sulla sua ascesa al potere. Un giudizio impietoso quello della vittima dello ‘scherzo’, “Nichi è una cosa che è priva… non c’è un’idea, c’è un livello di avventurismo. Non essendoci un’idea, siamo agli slogan. Questo mi rattrista, sto male, sono preoccupatissimo perchè vedo uno sfarinamento veramente impressionante, Nichi”. Nessuna idea, avventurismo, slogan e sfarinamento. Una bella prospettiva per partire col piede giusto, quella descritta da Barca.

Il succoso retroscena non termina qui. Fabrizio Barca, infatti, rivela di aver ricevuto il messaggio di Lucia Annunziata. L’importante giornalista si informa su cosa avrebbe fatto se a chiedergli di scendere in campo fosse stato il Presidente della Repubblica in persona, “..ieri ho dovuto scrivere un messaggio; attraverso la Annunziata mi è arrivato un messaggio: ma se ti chiama il presidente? Ho dovuto mandare un sms scritto così: vi prego di non farmi arrivare nessuna telefonata”. La famosissima giornalista – volto di In Mezzora – conferma di avere spedito l’sms all’ex ministro e rivendica di aver esercitato solo la sua professionalità di cronista domandando come si sarebbe comportato in caso di chiamata dall’alto. Ma se è così perché Barca avrebbe risposto con la richiesta di non fargli arrivare nessuna telefonata?

In tutto ciò Matteo Renzi resta sullo sfondo, il che non stupisce visto che con le idee di Barca ha davvero poco in comune. “Ti ha detto qualcosa in particolare?”, chiede il finto Vendola: «No, lui no. Tutto questo non capendo, Nichi, neanche le persone. Se mi chiami, vengo, ci vediamo mezz’ora, ti spiego in cinque minuti e ti do anche qualche consiglio perchè io sono fatto così. No, invece tutto questo attraverso terzi, quarti, quinti, un imprenditore…». Quindi l’ex ministro montiano scivola sui rapporti personali: “c’è una cosa – dice Barca – che si chiama umanità. Io penso che in tutta questa vicenda oltre alla irresponsabilità politica, ci sia anche un elemento disumanizzante. Cioè tutto questo è avvenuto con irresponsabilità e dei modi, con un livello di personalismo, con un passaggio all’io….”.

Sulla veridicità delle affermazioni registrate i dubbi rimangono: si è trattato solo di uno scherzo? È stato tutto concordato da Barca e Cruciani per dare addosso a De Benedetti e a Renzi? O forse qualcuno (Confindustria?) voleva fare fuori anticipatamente un nome poco gradito ai più? Non lo sapremo mai, quindi restiamo a quanto abbiamo ascoltato che mostra uno spaccato interessante delle misteriose fasi che accompagnano la nascita di un governo. Si può dire che si tratta delle normali liturgie politiche, che non c’è nulla da stupirsene, che la scoperta che ‘uno non vale uno’ è quella dell’acqua calda. Però, il senso dell’ennesimo sberleffo al ‘popolino’ sottomesso e privato di quel che resta delle sue prerogative, rimane. Fa rabbia la presa di coscienza di quanto poco conti il 99,9% del Paese e di come sia tenuto fuori dalla stanza dei bottoni, dalle decisioni che contano.

Ma, allora, ammesso che sia tutto vero – appare difficile credere che Barca si inventi balle di questa portata -, resta da chiedersi per quale ragione De Benedetti, un privato, debba mettere bocca in qualcosa che non gli compete. Cosa dovrebbe pensare il normale cittadino dell’intervento di un imprenditore ricchissimo, di un editore potentissimo, nella scelta del principale ministro di un governo che lui non ha potuto nemmeno votare?

Lo scherzo mette in crisi il lineare “filmino” costruito a nostro uso e consumo. La rappresentazione istituzionale – con l’investitura, le consultazioni, i palazzi e le cerimonie di prassi e l’appassionante (si fa per dire) toto- ministri – va in frantumi se accostata alle parole di Barca. Perché se funziona tutto così, allora, ci abbeveriamo di immagini, di fatti e discorsi che sono solo la superficie delle cose. E dispiace che anche stavolta, come avviene in ogni cambio di potere, lo ‘spottino’ costruito ad hoc offuschi il dramma di migliaia di persone disperate, senza lavoro e senza soluzioni. La cui lotta quotidiana prosegue, anche a telecamere spente, anche se nei giornali scivola a pagina 23. Del resto, si sa, le prime pagine sono riservate alle “cose importanti”. Quelle di cui spesso sappiamo solo quel poco che ci è concesso sapere.