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Diritto di critica | August 10, 2020

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Nuova bufera su Mps, 11 indagati per una truffa da 90 milioni - Diritto di critica

imagesUna truffa da 90 milioni di euro, di cui quasi la metà rintracciabili su conti esteri. Ancora uno scandalo attorno alla Monte dei Paschi di Siena, che vede indagate 11 persone, tra ex dipendenti e broker, per il reato di associazione a delinquere transnazionale finalizzata alla truffa aggravata nei confronti dello stesso istituto di credito. Nel mirino della Finanza e degli inquirenti anche l’ex capoarea della finanza di Mps, Gianluca Baldissarri, il suo vice Alessandro Toccafondi e il responsabile della filiale londinese Matteo Pontone. Baldissarri era stato arrestato nel febbraio scorso e rilasciato dopo sei mesi nell’ambito delle inchieste riguardanti l’acquisizione di Antonveneta da parte del gruppo toscano.

La giornata di ieri ha visto scattare numerose perquisizioni in tutta Italia (tra le altre città Milano, Monza, Ravenna, Siena, Roma) e all’estero (Londra), e le indagini stanno cercando di chiarire la dinamica dei flussi monetari e le consistenze patrimoniali delle persone coinvolte. Secondo gli inquirenti gli indagati svolgevano operazioni bancarie e transazioni pretendendo un 5 per cento in più rispetto ai parametri stabiliti dalla banca: «I margini di profitto – ha spiegato il Gip di Siena, Ugo Bellini – erano assolutamente sproporzionati rispetto alla natura e alla quantità delle prestazioni richieste. L’obiettivo della banda era quello di rendere meno trasparenti, tracciabili e identificabili tutte le operazioni di acquisizione, divisione e destinazione dei rilevanti profitti. Un sodalizio criminale che è ancora attivo». Già nel 2008, nell’ambito di alcune indagini sulla finanziaria svizzera Lutifin, intermediaria anche per gli affari tra Mps e Dresdner Bank (Germania), l’ex funzionario della banca tedesca, Antonio Rizzo, aveva dichiarato ai pm di Milano che Baldissarri e Pontone erano conosciuti come membri della “banda del 5 per cento” perché su ogni operazione intascavano quella percentuale.

Cruciali ora per capire l’origine della truffa sono i rapporti tra gli “infedeli” di Mps (che risulta parte lesa) e il gruppo di brokeraggio Enigma, quest’ultimo proprietario di sedi a Milano, Londra e Malta, ma a quanto pare non risultante ufficialmente nemmeno tra i gruppi in affari con la banca senese. Ora i suoi titolari sono tutti indagati.

Oltre ai 47 milioni già sequestrati nei mesi scorsi in Italia, la “banda del 5 per cento” avrebbe racimolato dal 2008 ad oggi altri 43 milioni, trasferiti però in conti esteri a Londra, Singapore, Lugano, San Marino e Vanuatu, microscopico Stato nel Pacifico. Questi ultimi guadagni potrebbero riguardare truffe ai danni di soggetti diversi da Mps. Per questo i magistrati senesi hanno richiesto delle rogatorie per avere la collaborazione delle autorità dei Paesi coinvolti nel giro di affari. I pm avevano invocato per gli indagati la custodia cautelare, ma il Gip Bellini per ora ha stabilito solamente il divieto di espatrio.

 

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