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Diritto di critica | July 14, 2020

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Niente candidatura per Berlusconi, FI rischia il crollo. A meno che...

Berlusconi, Napolitano in tempo per concedermi graziaAddio Cavaliere. Silvio Berlusconi ha rinunciato al titolo. Un atto dovuto dopo la conferma dell’interdizione dai pubblici uffici. Si tratta di un’ultima tegola, oramai simbolica, di una vicenda politica destinata al tramonto. E addio anche alla possibilità di candidarsi per le elezioni europee. Infatti, dopo le parole di ieri di Viviane Reding, commissario Ue alla Giustizia, è stata messa la parola fine ai sogni dei berlusconiani di vedere il proprio leader nelle liste di Forza Italia.

Senza Berlusconi, addio a Forza Italia. L’ex Cavaliere non si può candidare e in Forza Italia ora si teme la débâcle. Infatti, la battaglia dei berlusconiani in favore della candidatura dell’ex premier e della richiesta di grazia al Presidente della Repubblica, nasce non certo dalla necessità di garantire un seggio “a chi rappresenta milioni di italiani”, bensì per salvare Forza Italia. Infatti, dopo aver studiato i sondaggi interni, nel partito si è sparso il panico. Secondo fonti interne a Forza Italia, infatti, senza Berlusconi in lista, il partito rischia di precipitare sotto la soglia del 20%, come già era avvenuto – almeno stando ai sondaggi – quando Berlusconi sembrava essere intenzionato a mandare avanti Angelino Alfano, un anno e mezzo fa.

Quella candidatura di bandiera. Le elezioni europee si svolgono con il sistema proporzionale, con la suddivisione dell’Italia in cinque macro collegi. L’elettore può votare il simbolo della lista prescelta (dando così il voto a tutta la lista), oppure scrivere il nome a fianco del simbolo di uno dei candidati della lista (dando il voto al candidato e alla lista). Storicamente Berlusconi si è sempre presentato come capolista, ritrovandosi, spesso, ad essere il candidato più votato tra tutte le circoscrizioni. Tuttavia, l’oramai ex Cavaliere non ha mai optato per il seggio europeo, preferendo di rimanere a Palazzo Chigi o in Parlamento. Si è sempre trattato di una candidatura di bandiera che, con ogni probabilità, ha rappresentato sempre un volano per Forza Italia/Pdl vista la storica bassa partecipazione alle consultazioni europee che penalizza i partiti di centro-destra.

Il tragico scenario, senza di lui. L’assenza di Berlusconi dalle liste potrebbe provocare due effetti: in primo luogo chi vota la persona prima che il partito potrebbe astenersi a questa tornata od optare per qualche altro candidato di un altro schieramento. In secondo luogo, tra le fasce dell’elettorato più sprovveduto (anziani ed elettori con bassa scolarità, il nocciolo duro del berlusconismo) potrebbe addirittura avvenire un effetto controproducente. In alcuni casi, vista la possibilità di inserire il cognome di un candidato accanto al simbolo, alcuni potrebbero scrivere “Berlusconi”, creando non pochi problemi tra gli scrutatori i quali si divideranno tra chi ritiene nulla una scheda che riporta il nome dell’ex Cav e chi ritiene che il voto vada almeno assegnato alla lista.

Il trucchetto. Così, per evitare la dispersione di voti, in Forza Italia è stata ideata una strategia ai limiti del diabolico. Se a sinistra Matteo Renzi annuncia che non sarà presente nelle liste del Pd, a destra vorrebbero candidare chi ha lo stesso cognome di “Berlusconi”: le sue figlie Marina e Barbara. Al momento le due interessate non confermano né smentiscono, ma in Forza Italia è Maria Stella Gelmini a chiedere a gran voce una loro discesa in campo per salvare il partito del padre dalla débâcle con il solito fastidioso inganno.

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